Partigiani di Treviso: fratelli Bottacin “Friz”, 1926, e Ugo “Bocia” (1928-1945) Medaglia argento VM
Автор: Camillo Pavan
Загружено: 2017-07-03
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Intervista a Giovanni (Gianni) Bottacin (1953), rispettivamente figlio e nipote dei due partigiani trevigiani Luciano e Ugo Bottacin, registrata nell'abitazione di Luciano "Friz" Bottacin, domenica 2 luglio 2017.
Trascrizione
0:00 - Perché ha deciso di andare in montagna, tuo papà [Luciano Bottacin]?
Perché c’era il famoso bando di richiamo alle armi della repubblica di Salò, che chi non si presentava lo fucilavano, allora ha deciso di scappare, di andare in montagna.
Sono andati sul rifugio, dietro il rifugio, Posa Puner [in territorio del comune di Miane], che c’è una baita ancora esistente, all’incirca mezzoretta di cammino…
Scusa una cosa. È andato insieme anche suo fratello Ugo [Bottacin]?
Credo che l’abbia raggiunto dopo, non subito.
0:38 Esiste ancora la baita dov’erano accampati,
in un avvallamento nascosto - c’era bosco - e leggermente dietro il crinale che si affaccia sulla pianura. Sul crinale c’era un casamento del quale adesso c’è ancora qualche resto, diroccato proprio, qualche pietra, in cui c’era il comando della Brigata Wladimiro che si affacciava...
[In realtà la brigata Wladimiro operava in pianura, ma evidentemente i contatti dei partigiani fra pianura e montagna erano frequenti, se nella memoria famigliare dei Bottacin il comando della brigata (o battaglione d’assalto) Wladimiro Paoli è collocato in montagna; montagna che peraltro si nota nitidamente dal balcone dell’abitazione di Luciano Bottacin, attualmente infermo, in uno dei “palazzoni dei ferrovieri” costruiti nel 1954 nel quartiere di “Santa Maria del Sile-S. Angelo” di Treviso]
Brigata Wladimiro o Mazzini?
Wladimiro, mio papà…
… era affacciata sulla pianura.
01:24 Loro avevano l’ordine di non affacciarsi sulla pianura
senza ordine preciso. Perché, mi diceva [mio padre] con uno specchio o in qualche altra maniera si poteva segnalare la posizione. Se uno veniva trovato nel crinale senza permesso, veniva fucilato.
Partigiano o non partigiano che fosse…
O eri un partigiano, o eri una spia. Non c’era una via di mezzo, naturalmente.
01:51 Stessa cosa se prendevano qualcuno che saliva in montagna
senza un motivo particolare. Perché - a quel tempo non c’erano strade, c’era un solo sentiero - uno andava su o per andare insieme ai partigiani oppure per far la spia. Allora, o rimaneva là a fare il partigiano o - naturalmente - non potevano permettergli di tornare indietro tranquillamente perché avrebbe rivelato la posizione e sarebbero stati uccisi: perciò era considerato una spia e veniva fucilato. Non c’era alternativa.
02:41 Venivano aiutati dalla popolazione della pianura
perché alcuni erano figli dei contadini che abitavano nella pianura e gli portavano da mangiare.
2:54 Bevevano l’acqua nella pozza delle vacche
che filtravano, e là hanno passato circa quattro mesi. Poi mano a mano sono scesi in pianura
Com’era l’acqua delle pozze?
Creava sempre problemi intestinali, continui. La facevano anche bollire, la filtravano con della stoffa, però lo stesso erano problemi.
Poi scendevano a fare le varie azioni in pianura.
03:29 - [Tuo papà] è riuscito a filtrare quella volta
del famoso rastrellamento…
Sì, sono scappati. Si sono trovati vicino alla malga Mariech, che c’è anche un cippo. Si sono radunati là e hanno deciso di sparpagliarsi per sfuggire…
Una cosa che mi è venuta in mente adesso, molto importante. Mio papà aveva un cugino, di Treviso, fascista. Proprio con le brigate nere. Una volta, dalle parti di Pieve di Soligo, che mio padre stava tornando su (era venuto giù per trovare i genitori), andava attraverso i campi per non farsi vedere, attraversando una strada è stato fermato da una pattuglia di fascisti. «Chi sei, cosa non sei… », in quella pattuglia di fascisti c’era suo cugino. Suo cugino ha detto: «No no, questo lo conosco io, è mio cugino, non c’è problema. Lasciatelo andare».
Mio padre è tornato su in montagna.
04:47 Finita la guerra,
appena finita la guerra, mio padre va a Venezia non so per che motivo - forse era con mia madre - e incontrano il cugino fascista che stava scappando. Si sono guardati - me l’ha raccontato mio padre, questo - mio padre ha fatto finta di niente e l’ha lasciato andare. Ha ricambiato.
C’era un barlume di umanità, comunque…
… che ha avuto sia suo cugino e sia mio padre.
Tuo padre era…
Bottacin Luciano.
Fratello di…
Bottacin Ugo che è morto a Trevignano.
Medaglia d’Argento della Resistenza.
Tu ti chiami?
Bottacin Giovanni e sono il figlio di Luciano».
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