L'ombra del Falco su Sambughè: 25 aprile 1945, la morte di Antonio Bragato
Автор: Camillo Pavan
Загружено: 2015-06-19
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Gino Simionato, il partigiano “Falco”, «subito dopo la guerra divenne un capro espiatorio su cui molti poterono scaricare le proprie responsabilità. Lo stesso movimento partigiano trasse vantaggio dalla personificazione del male in una sola persona… ». (Dario Battistin, «Tre interviste su “Falco”», in «1945: la Cartiera Burgo e la guerriglia di pianura» di Ernesto Brunetta, Istresco, 2009, p. 141).
Il partigiano di Sambughè è noto per le uccisioni a Mignagola di numerosi “fascisti o altri collaborazionisti dei tedeschi invasori o ritenuti tali” fra la fine di aprile e l’inizio di maggio del 1945, per le quali fu processato ma non condannato, per sopravvenuta amnistia. (Sentenza tribunale Treviso, depositata il 24.VI.1954)
Ma fra le tante vere o presunte malefatte del Falco quella di essere il capo di un gruppo di partigiani che uccisero il giovane compaesano Antonio Bragato - notoriamente ucciso nell’ultima azione della XX brigata nera di Treviso il 25 aprile 1945 - è la più sorprendente. Tanto più che la contestazione del misfatto proviene da membri della famiglia Bragato, quella stessa famiglia che - secondo la testimonianza di Maddalena Simionato, sorella di Gino - era stata aiutata dal Falco, dopo l’uccisione di Antonio: «Anche mio fratello aveva aiutato la famiglia Bragato perché era povera, mentre la famiglia Gagliazzo [Galiazzo] aveva qualche campo di terra, ma successivamente gli hanno bruciato una parte della casa, ma con l’aiuto di altri sono riusciti a spegnere il fuoco». (Battistin, Op. cit., p. 168).
Si tratta di testimonianze indirette: i protagonisti sono morti tutti. Ma il mito del Falco personaggio negativo per antonomasia è un’ulteriore conferma della criminalizzazione dei partigiani iniziata subito dopo la fine della guerra e, nel nostro caso, equiparati e confusi con le brigate nere: “opposti estremismi” colpevoli di aver rotto secolari equilibri interni alla comunità paesana
Significativa al riguardo l’espressione di stupore quasi risentito con cui la testimone nega in maniera risoluta che suo cognato fosse un partigiano, cioè,di fatto, un poco di buono (01:57)
Intervista ad A. Ghedin (Zero, 1928) cognata di Antonio Bragato, registrata da Camillo Pavan l’1.5.2015, presente la figlia, a Sambughè in dialetto veneto di TV
Sottotitoli in italiano
0:00 - Cosa si ricorda?
Che lui poverino avrebbe compiuto 21 anni oggi e stava cucinandosi la torta
La mamma gli diceva “Non andare fuori, non andare fuori” e lui poverino è andato. In quello sono passati i partigiani, quello che erano insomma, e hanno preso lui e mio marito… allora era un ragazzo di 15 anni e sono andati da Galiazzo. Erano in 3: Galiazzo, un napoletano e mio cognato
Li hanno portati là e gli hanno fatto mangiare una pastasciutta, gli hanno riempito la pancia e dopo li hanno portati davanti un albero e gli hanno sparato: un colpo in bocca, uno sui cosiddetti e uno sulla pancia, sul cuore. Li hanno ammazzati così, tutti 3
Dopo sono passati di qua col carretto. Mio suocero [Narciso Bragato] gli correva dietro, per vendicarsi […] e a mio marito hanno dato una pedata sul culo e gli hanno detto “vattene tu, che sei giovane” […]
01:54 - Antonio Bragato, era partigiano, o no?
Nooo! Non era un partigiano, lui. Non era niente, poveretto
Si è trovato per sbaglio
Non gliel’ho detto? È andato fuori. Sua mamma gli aveva detto “Non sta andar e fuori”, perché c’era tutto un andirivieni. E lui poveretto è andato fuori. Come è andato fuori casa, puoi immaginarti, sono venuti avanti e i lo ga brincà subito
02:19 Quello che ha ammazzato Antonio, si chiamava “el Falco”.
Ma el Falco era un partigiano, però
Figlia - Eh sì
Partigiano era. C’erano partigiani e fascisti: tutti uguali, sa!
Figlia - Dicevano che erano misti
Erano misti
Figlia - Lo diceva mio nonno, dopo io non so
Dopo [quando] è stata la fine, il Falco è sparito, non l’hanno più visto, sennò mio suocero lo ammazzava
02:39 - Cioè suo suocero era convinto che fosse stato il Falco
Figlia - Eh sì […]
Beh, erano tutti assieme. Lo chiamavano il Falco
[…]
Perché questo Falco è famoso per essere stato un partigiano che ammazzava i fascisti…
Era il capo…
… non un fascista che ammazzava i partigiani.
Era il capo! Lo chiamavano el Falco.
Secondo lei, ha sentito dire…
Io ho sempre sentito dire che è [stato] il Falco!
L'aiuto del Falco ai Galiazzo (£ 10.000) è ricordato dal parroco di Sambughè, che scrive di aver ricevuto da Gino Simionato 2 q.li di riso e 200 scatolette di carne tedesche "da distribuire alle famiglie dei poveri del paese". (“Cronistorie di guerra...", a c. di Erika Lorenzon, vol. 2, pp. 1545-46) https://resistenza-treviso.blogspot.c... anche per il giudizio che ne dà l'ANPI Treviso nel 1947
Gino Simionato era figlio di Luigi, medaglia bronzo VM nella Prima guerra e poi (unico) antifascista di Sambughè perseguitato dal regime http://miscellanea-camillo-pavan.blog...
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