Etna - Parossismo 9/07/2011
Автор: PassioneEtna
Загружено: 2011-07-11
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Tra il 4 e l'8 luglio riprende l'attività stromboliana al Cratere di Sud-Est che sembra portare ad un imminente parossismo, poi il tremore crolla e tutto si zittisce.
La sorpresa la mattina del 9 luglio; si alza con grande decisione il tremore mentre le esplosioni crescono velocemente. E poco dopo le 13,00 una colata scavalca il bordo del cratere e comincia a scorrere in direzione della Valle del Bove.
Si sale nella zona della Cisternazza, un antico cratere su Pian Del Lago. Un rumore profondo e continuo fa capire che il vulcano ha le sue buone intenzioni di dare spettacolo e si attende l'evoluzione.
Brandelli grandi quanto autotreni ricadono sui tormentati fianchi meridionali del cono e una enorme quantità di polvere si solleva e si mischia al gas che sale in un gioioso turbinio sotto gli occhi della nostalgica sommità del Cratere di Sud-Est ormai rassegnato alla sua inattività.
D'un tratto un masso enorme, scagliato in aria con la facilità con cui si lancia del riso a una coppia di novelli sposi. La spigolosa roccia abbraccia l'aria per centinaia di metri cambiando sagoma fin dove riesce a farsi forza da sola, poi la forza di gravità la vince e inizia il suo cieco precipitare attraverso la brezza. Un pugno infuocato lascia un segno gigantesco sulla parete del vecchio Cratere di Sud-Est e sembra quasi che ne provi dolore.
"stavolta ci siamo davvero!" esclama uno dei compagni d'avventura impugnando la macchina fotografica con il massimo dell'entusiasmo.
Si è lì pronti ad assistere allo spettacolo, ma come sempre l'Etna decide quando e in che quantità mostrare la sua arte. Un repentino cambio di vento porta la densa nube proprio sopra le meravigliate teste e una pioggia di pietre comincia a bombardare il suolo con la stessa determinazione di un caccia. Il cielo si riempie di minuscoli puntini neri che precipitano come un film al rallentatore, ma si tratta di un effetto ottico dato dalla lontananza. Con l'avvicinarsi le rocce prendono meglio la loro fisionomia e il rovinoso impatto lascia intendere che non è prudente rimanere lì. Si comincia a correre verso il basso sotto una grandine di lapilli ancora tiepidi. Si viene colpiti spesso ma non fanno male, la loro porosità porta ad un peso che non rende pericoloso l'impatto . Questo cambia se si parla di quello che succede più in alto. A quota 2800 metri arrivano scorie di dimensioni metriche che con la complicità della velocità assumono la consistenza del piombo.
Intanto sull'altro versante si osserva l'innalzarsi di una colonna di cenere dalle spettacolari forme, durante il veloce tragitto in autostrada si viene colti da una strana sensazione: qualcosa attorno sta cambiando. La luce è diventata strana e l'istintivo innalzarsi dello sguardo porta ad osservare una scena che nei suoi contorni rimembra le scene di un film catastrofico all'americana. Un fungo totalmente nero e apparso in pochi minuti sta velocemente coprendo la nostra fonte di luce e il paesaggio assume dei tratti irreali. Dal casello di Giarre le macchine non fanno caso più di tanto a quello che si trovano davanti, sono troppo presi dalla fretta e danno poca importanza alla cosa. Chi sa apprezzare invece, chi ama e chi segue realmente questo vulcano, davanti ai suoi occhi vede uno spettacolo che è sempre nuovo anche nella sua evidente similitudine con altri eventi di questo tipo.
Quota 2550 metri. Stazione di partenza della funivia. Sotto una pioggia di lapilli si osserva un effetto ottico molto particolare. La prospettiva crea un gioco per cui i coni del 2002 sembrano nuovamente in attività, quello che appare da dietro è una colonna di cenere talmente enorme che per lo sguardo risulta impossibile prenderla per intera.
La naturale materia del vulcano si impatta con l'estraneo manufatto umano sotto cui si corre al riparo. Attimi di tensione corrono tra i turisti non abituati a questo tipo di eventi.
Trovarsi faccia a faccia con il vulcano significa rendersi conto di cosa sia nella sua vera natura, di quanto l'uomo si possa considerare insignificante. Per quanto si possa documentare un evento simile non sarà mai abbastanza rispetto al viverle quelle emozioni ! Sentire a volte il panico, il vero timore verso l'Etna, poi sentirne gli atteggiamenti dolci, seducenti. Fa sentire timorosi ma estremamente privilegiati.Ogni tentativo di descrizione sarebbe irrilevante.
Si giunge anche stavolta alla conclusione, prende di nuovo il colore azzurro il cielo e finisce la tempesta di pietre. Il vulcano va a dormire, e gli ultimi soffi sono il dolce addormentarsi di una creatura forte e decisa che si trasforma nelle tenere sembianze di un bambino a riposo.
È stanco, ha fatto tanto oggi. Lasciamolo riposare, se lo merita!
Antonio De Luca
Klaus Dorschfeldt
Etna - 9/07/2011
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