Ep. 64: Marco Lorenzi - Dal palcoscenico alla regia: un viaggio tra Roma e Torino
Автор: Torino e Cultura
Загружено: 2025-02-17
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Marco Lorenzi, regista teatrale romano classe '83, racconta il suo percorso artistico caratterizzato da scelte coraggiose e bivi decisivi che l'hanno portato dalla recitazione alla regia, da Roma a Torino, fino alla fondazione della compagnia Il Mulino di Amleto.
Il primo bivio significativo nella vita di Lorenzi arriva a 19 anni, quando scopre il teatro e decide di dare una sola possibilità al suo sogno: "O venivo preso, riconosciuto, riuscivo ad accedere ad una scuola di recitazione di livello nazionale, oppure quello era il segno che la mia vita sarebbe dovuta andare da un'altra parte." Con questa determinazione, si presenta alla Scuola del Teatro Stabile di Torino, abbandonando gli studi di giurisprudenza appena iniziati e la sua città natale.
La risposta che diede al direttore della scuola durante il provino rivela già la sua passione totale per il teatro: "Sì, ma io lascio Roma per il teatro." Una risposta spontanea che nasceva da una convinzione profonda e che probabilmente contribuì al suo successo nell'ammissione.
Il secondo bivio cruciale arriva quando scopre la sua vocazione per la regia, in modo del tutto inaspettato. Durante una produzione teatrale, la regista abbandona improvvisamente il progetto e Lorenzi si trova a guidare il gruppo: "Scopro di riuscire a prendermi cura degli attori, scopro qualcosa che non sospettavo di possedere dentro di me." Questa rivelazione lo porta a intraprendere un lungo viaggio di formazione attraverso l'Europa, alla ricerca di maestri e esperienze che potessero arricchire il suo bagaglio artistico.
Il terzo bivio decisivo si presenta quando, a 26 anni, rifiuta un'allettante offerta di contratto stabile come attore al Teatro Stabile di Palermo. "La vera domanda è qual è il motivo per cui tu hai iniziato a fare teatro? È per questa forma di sicurezza?" si chiede Lorenzi. La risposta lo porta a tornare a Torino e fondare, insieme ad altri artisti tra cui Barbara Mazzi, la compagnia Il Mulino di Amleto.
La nascita della compagnia ha un sapore quasi anacronistico: il gruppo si stabilisce in una palazzina abbandonata vicino a un mulino industriale nei pressi di Ivrea, dividendosi tra lavori di ristrutturazione e prove teatrali. "Passavamo la mattina a dare il bianco, stuccare, rimettere a posto le finestre, aggiustare i riscaldamenti, e il pomeriggio invece a provare quelli che poi furono i nostri primi esperimenti."
Questa esperienza comunitaria ha profondamente influenzato la visione artistica di Lorenzi, che oggi definisce il teatro come "un gruppo di esseri umani che si ritrova di fronte ad altri esseri umani per domandarsi insieme che cosa vuol dire essere umani." Una concezione che va oltre il semplice racconto di storie, ponendo al centro la condivisione di domande fondamentali con il pubblico.
Il successo non ha tardato ad arrivare: Il Mulino di Amleto è oggi una delle realtà più affermate del teatro contemporaneo italiano, vincitrice del premio Ubu. Lorenzi continua a sviluppare progetti anche fuori dall'Italia, mantenendo sempre viva quella inquietudine creativa che lo caratterizza: "Mi sento un po' un uccello senza un ramo," dice citando Wajdi Mouawad, sottolineando la sua natura di artista sempre in movimento, ma profondamente impegnato nel presente.
La sua visione del teatro come arte politicamente impegnata emerge chiaramente: "Sono un artista profondamente angagé, impegnato, in cui la politica ha un ruolo strategico fondamentale nella mia poetica, non scindo mai il concetto di poetica dal concetto di politica." Un approccio che mira non solo a intrattenere, ma a stimolare riflessioni profonde sulla condizione umana e sulla società contemporanea.
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