Il tumore del pene: prevenzione e vaccinazione contro hpv, diagnosi precoce, ricerca e cura
Автор: Fondazione Veronesi
Загружено: 2023-01-15
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Ce ne parla il dott. Luca Carmignani, Responsabile dell'unità operativa di Urologia dell'IRCCS Policlinico San Donato di Milano
I numeri sono bassi: di tumore del pene s'ammala circa un uomo ogni centomila, cinquecento le nuove diagnosi che si registrano ogni anno in Italia. Fortunatamente, viene da dire, perché la malattia è molto dolorosa e ancora accompagnata da un profondo stigma, che si ripercuote interamente sul paziente: non soltanto sul piano psicologico, ma pure sulle chance di sopravvivenza. Il dato medio s'attesta poco oltre il settanta per cento, ma le probabilità possono risultare anche dimezzate se le cure non sono adeguate, cosa che in Europa riguarda ancora un paziente su quattro, come dimostrato in un lavoro presentato al congresso della Società europea di urologia, appena conclusosi a Copenaghen.
Il cancro del pene è più frequente a partire dai quarant'anni - l'incidenza massima si ha nella settima decade di vita - e negli ultimi anni ha fatto registrare un lieve, ma costante, aumento dei suoi casi. La malattia viene trattata in modo chirurgico, in maniera più o meno radicale. L'integrità dell'organo può essere preservata in caso di piccole lesioni neoplastiche. Ma nei casi più aggressivi, quando il tumore ha infiltrato i corpi cavernosi e i linfonodi, è necessaria un’azione più demolitiva. Evidente, dunque, l’impatto prodotto dalla malattia, che inficia la qualità di vita e le relazioni dei pazienti colpiti. In Italia i maggiori volumi di trattamento della malattia si concentrano in pochi centri. Ma un numero non trascurabile di procedure chirurgiche, come puntualizzato da Vijay Sankar, direttore della chirurgia urologica del Christie Hospital di Manchester, «viene trattato in ospedali piccoli con una casistica ridotta, a differenza di quanto accade invece in Gran Bretagna, dove i tumori del pene vengono affidati a dieci centri di eccellenza. Questo determina un aumento dei tassi di sopravvivenza: l'auspicio è che in tutta Europa si decida di migliorare la gestione di questi pazienti».
Parliamo di una malattia davvero molto poco frequente, ma è importante sapere riconocere i fattori di rischio che possono, in rari casi, predisporre allo sviluppo del tumore del pene: è il caso della fimosi, delle infiammazioni croniche, dell'infezione da papillomavirus (Hpv), dalla scarsa igiene intima e dal fumo di sigaretta. Motivo per cui «ai bambini va insegnato come detergere correttamente le parti intime prima dell’inizio della vita sessuale - aggiunge Roberto Salvioni, direttore della struttura complessa di chirurgia urologica dell'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano: la struttura che in Italia tratta il maggior numero di questi pazienti, seguita dall'Istituto Europeo di Oncologia e dagli Istituti dei Tumori Regina Elena (Roma) e Pascale (Napoli) -. Questo vale sempre e soprattutto per gli uomini che alla nascita non sono stati sottoposti alla circoncisione, che riduce il rischio di sviluppare un tumore del pene. Questo perché la preservazione del prepuzio, la piega cutanea che ricopre il glande, fa sì che con grande facilità si formino ristagni di secrezioni che determinano uno stato di irritazione cronica: da cui il rischio oncogeno. Una corretta igiene del pene permette di evitare la fimosi, il principale fattore di rischio di tumore del pene».
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