Manovra 2026 ancora frutto di un monocameralismo di fatto e Mattarella tace
Автор: ViViItaliaTv
Загружено: 2025-12-29
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Approvata una legge “monstre” composta da un solo articolo suddiviso in 986 commi e altre centinaia di sottocommi e rinvii ad altre norme. Il dettato costituzionale ancora una volta disatteso.
Alla fine, l’Italia ha la sua Manovra 2026 che stabilisce le modalità di spesa dei circa 1.000 miliardi di euro, ma ancora a danno del rispetto costituzionale del rispetto del bicameralismo perfetto, che ha visto la Camera di fatto espropriata del suo diritto alla discussone ed esame della norma, e delle buone pratiche legislative, visto che dal Senato è uscita l’ennesima legge “monstre” ad articolo unico suddiviso in centinaia di commi, sottocommi e rinvii vari, rendendo la comprensione della legge principale dello Stato un’operazione per soli pochi iniziati.
Fa specie che a tre anni dall’entrata in carica, Giorgia Meloni, da premier, abbia dimenticato quanto la stessa Meloni reclamava da leader dell’unica opposizione del governo Draghi e, prima, di quelli Conte, come ha ricordato maliziosamente il deputato del Pd, Claudio Mancini, nel corso dell’esame frettoloso in Commissione bilancio della Camera facendo ascoltare un breve passaggio della Meloni che affermava come «la democrazia parlamentare significa che il Parlamento decide, che è centrale. Di grazia, posso chiedervi dov’è la democrazia parlamentare nel momento in cui il Parlamento non può discutere la legge di bilancio che è la prima prerogativa dei parlamenti, più o meno, dal XVII secolo?» Difficile dargli torto.
Comunque sia, la Manovra 2026 è legge con l’ennesimo voto di fiducia alla Camera dopo quello del Senato posto dal governo sul solito maxiemendamento “monstre” composto da un articolo unico suddiviso in 968 commi (di cui cinque sono stati espunti in extremis su intervento del presidente della Repubblica), oltre a centinaia di sottocommi e rinvii vari.
Il problema è che dal 2018 in poi un ramo del Parlamento, a cadenza alternata, deve rinunciare ad esaminare, discutere, emendare e approvare la principale legge dello Stato sull’altare di un monocameralismo alternato che lede il dettato costituzionale e la rappresentatività di un pezzo del Parlamento stesso. Una situazione su cui lo stesso presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, non interviene con la dovuta energia per riportare le modalità di legiferazione all’interno dell’alveo costituzionale, almeno fin tanto che la stessa Costituzione non sarà modificata, così come ha tentato di fare, fallendo, l’allora governo Renzi, che aveva proposto l’abrogazione del Senato.
Si tratta di una situazione istituzionalmente delicata, che mette a rischio la rappresentatività dei cittadini, oltre a concentrare di fatto nelle mani del solo governo la parola finale nella definizione delle leggi che poi vengono effettivamente approvate, rafforzando così ancora di più il peso del potere esecutivo del governo e della sua maggioranza, a prescindere dal suo colore politico.
Un continuo ricorso a questa metodica è anche indice di una solidità non proprio granitica della maggioranza di governo, nonostante i numeri sulla carta, visto che la scelta di limitare al massimo l’intervento parlamentare nella discussione di una legge evita l’insorgenza di divisioni tra i partiti e le possibili imboscate. Altro aspetto è il rispetto degli obblighi europei di finanza pubblica che costringono la politica ad un digiuno forzato dalla spesa allegra e clientelare, anche se quest’aspetto anche nella Manovra 2026 non è stato del tutto sventato con l’inserimento di 140 milioni di spesa destinata a soddisfare le esigenze di collegio parlamentari o delle varie forze politiche.
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00:00 introduzione
01:45 la manovra 2026 è realtà all’insegna di una legge “monstre” composta da 1 solo articolo e ben 968 commi e ulteriori sottocommi e rimandi
02:30 anche la manovra 2026 è all’insegna del monocameralismo di fatto che supera il bicameralismo perfetto imposto dalla Costituzione
04:30 la forte compressione del potere di rappresentanza del Parlamento
05:10 l’approvazione delle leggi con la logica del voto di fiducia su una norma composta da un articolo unico suddiviso in centinaia se non migliaia di commi e sottocommi e rinvii
06:45 i richiami non ascoltati del presidente Mattarella ad non abusare al decreto legge a danno dell’iniziativa legislativa parlamentare
08:30 le dichiarazioni sulla centralità del Parlamento di Meloni quando era all’opposizione, di cui si è dimenticata una volta al governo
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