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Cosa vedere al MAMbo di BOLOGNA | 5 opere da non perdere assolutamente al museo d'arte moderna

Автор: ArtandtheCities - Storia dell'arte e viaggi

Загружено: 2020-04-02

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Art and the Cities è il mio blog personale e canale Youtube di arte e viaggi. O meglio di viaggi d'arte. Non vi parlo solo di storia dell'arte ma anche di viaggi, musei, gallerie, mercato dell'arte, storie d'amore, libri, mostre e tanto altro.

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A presto,
Clelia
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Conosciuto come MAMbo, il Museo d’arte Moderna di Bologna è considerato la versione italiana del Guggenheim di Bilbao e racconta l’arte del ‘900 dagli anni ‘50 ad oggi. Per me è un must ogni volta che torno in città e anche quest’anno ovviamente non ho potuto farne a meno.

Il MAMbo è un museo abbastanza giovane perché è stato fondato per come lo conosciamo oggi nel 2007 ma la sua collezione è legata alla precedente Galleria d’arte moderna della città, da cui nasce. E soprattutto le sue sale vengono riallestite spesso in occasione di grandi eventi in città. Come quest’anno ad esempio per Artefiera 2020.

La cosa che mi piace di più di quando una fiera d’arte arriva in città è l'entusiasmo collettivo di musei e fondazioni. Millemila mostre vengono organizzate e in ogni angolo della città per tre quattro giorni si parla solo di arte contemporanea.

E quando viaggio in occasione di una fiera mi piace sempre prenotare un paio di giorni extra per poter visitare anche la città e i suoi musei. Visitiamo quindi oggi insieme il Mambo. Quando sono andata l’ingresso era gratuito per qualche giorno in occasione della fiera, ma solitamente costa 6€ con riduzioni e gratuità la prima domenica del mese o le ultime due ore prima della chiusura del giovedì.

La collezione permanente si concentra sull’arte del secondo Novecento in Italia e si divide per aree tematiche. La prima è la pittura a Roma negli anni Sessanta e ha come protagonista i “Funerali di Togliatti” di Renato Guttuso. Un evento che ha sconvolto l’Italia nel 1964 e che è stato raccontato da Guttuso in una versione cinque volte più grande del progetto iniziale. Non solo il racconto della morte di un leader politico ma anche di un personaggio pubblico che per molti è stato un punto di riferimento. Ci sono però anche opere super interessanti di Giosetta Fioroni, Tano Festa e Renato Mambor.

Un’altra sezione che adoro è quella dedicata all’Arte povera e ai movimenti che nascono intorno al 1968. Passeggiare tra queste sale è come esplorare uno dei periodi più interessanti dell’arte italiana, ricca di opere concettuali e installazioni.

Per questo motivo tre delle opere per me imperdibili si trovano tutte insieme in questa area. La prima è “Non parto, non resto” di Alighiero Boetti. Boetti è uno dei primi artisti a partecipare al gruppo dell’Arte Povera, tanto che ne creerà anche un manifesto ma è uno dei primi ad allontanarsene agli inizi degli anni Settanta.

Un’altra opera che mi ha colpito è Omaggio arbitrario a Brancusi del 1987 di Gilberto Zorio. Un artista che io amo moltissimo, sia per la scelta dei materiali che per i temi affrontati nelle sue opere. I materiali utilizzati sono spesso naturali o legati a elementi arcaici: le stelle, la luce e soprattutto le reazioni chimiche che a me piace immaginare quasi magiche.

Sempre tra le opere d’arte povera c’è poi il Girasole di Mario Ceroli. Il suo segno distintivo, il legno, solitamente utilizzato per riprodurre sagome di essere umano in diverse posizioni qui a me da quasi l’idea di scomparire. Si capisce che l’opera è realizzata in legno ma quasi non importa più. La rappresentazione astratta del fiore fa capire immediatamente che c’è un collegamento fra arte e natura, tra uomo e natura.

Il museo ospita al suo interno anche la collezione di opere di Giorgio Morandi. A dire il vero è un museo nel museo.
Io trovo geniale l’accostamento delle sue opere in una delle sale finali del percorso con Eroded landscape del 1999 di Tony Cragg. Vale la pena visitare il Mambo già solo per quest’opera. Sembra come entrare per un attimo nei quadri di Morandi in versione di scultura. Una scelta quella dei curatori che io ho sempre trovato fantastica e spero di ritrovarla in ogni mia visita al museo.

Ma l’opera che più mi ha colpito per la mia fissazione dell’uso della parola nelle opere d’arte è Sono stata io. Diario di Daniela Comani. Stupenda! L’opera consiste di una stampa su tela di tutte frasi in prima persona che descrivono azioni in occasione di eventi particolari avvenuti in una certa data nella storia.

Il percorso nella collezione permanente si chiude con queste sale ma io vi suggerisco di dare sempre un’occhiata anche alle mostre temporanee organizzate dal Mambo. Spesso si tratta di mostre super interessanti come quella che ho trovato io dal titolo AgainandAgainandAgain.

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