Perdasdefogu | di Giuseppe Ferrara 1961
Автор: Tele indipendentzia
Загружено: 2016-08-19
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Un abitante di Perdasdefogu spiega l’origine del nome del paese, che è perdas de fogu, cioè pietra focaia. E il fuoco sembra essere il segno del destino di questo paese. Si apre così il film inchiesta di Giuseppe Ferrara, che racconta come la costruzione della base missilistica comportò l’esproprio delle terre dei contadini e dei pastori, e portò alla ribalta della cronaca un paese povero e dimenticato, che le immagini dell’autore ritraggono nel suo desolato e arido isolamento.
Sono dieci i paesi e quattromila i proprietari coinvolti dall'esproprio: da Villaputzu a Ulassai, da Jerzu a Tertenia, oltre che Perdasdefogu.
Le parole dei protagonisti, chiamati dal regista a testimoniare la loro condizione, mettono in evidenza aspetti della vita della popolazione la cui condizione di contadini, pastori e artigiani è stata ovviamente condizionata e danneggiata dall'arrivo dei militari e dall'esproprio delle terre.
Il film racconta piccole storie di queste comunità, come quella di una Cooperativa di Jerzu, che dopo aver lavorato e investito risorse per costruire le premesse di uno sviluppo economico centrato sulle potenzialità agricole del territorio, costruendo un acquedotto, strade, coltivando terreni, impiantando rubinetti e canali d’acqua, costruendo case agricole, piantando vigne, ha dovuto subire l’imposizione militare dell’esproprio. Anche Tertenia sperava nella ripresa, dice il sindaco, con prospettive legate alla miniera di barite in territorio comunale.
Il documentario di Ferrara, accompagnato in diversi momenti dalla canzone antimilitarista del 1961 “Dove vola l’avvoltoio”, sembra procedere e svilupparsi in forma convenzionale sulla base delle testimonianze dirette. Ma come abbiamo sottolineato, Ferrara – che ricorre spesso alle ricostruzioni utilizzando gli stessi protagonisti e i luoghi dell’inchiesta – monta in questo documentario una ricostruzione fiction: un contadino racconta di aver visto il lancio di un missile mentre coltivava il grano e le immagini ci mostrano il contadino che scappa terrorizzato mentre guarda impaurito il cielo. Il film si chiude con una drammatizzazione affidata a un montaggio alternato veloce con lanci di missili (che sono immagini di archivio), filo spinato, bandiere rosse (che fissano i limiti della zona militare) e gli sguardi preoccupati dei sardi sullo sfondo dei paesaggi coinvolti.
(fotografia: Giuseppe Di Mitri; montaggio: Pino Giomini; aiuto regista: Pino Bonomi; produzione: Giuseppe Ferrara 1961).
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