Aston Martin DBX S | 727 CV PURI (no ibrido), sound assurdo e 310km/h di VMAX
Автор: TechDrive
Загружено: 2026-02-01
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Tanta neve, un passo di montagna e un SUV che non ha alcuna intenzione di comportarsi da SUV. Questa è Aston Martin DBX S, la DBX più potente, più leggera e più estrema mai prodotta, nonché il SUV endotermico più potente al mondo. In questo nero profondo, a contrasto con il bianco del Passo Sella, sembra davvero un’auto da James Bond, ma qui non si parla di estetica fine a sé stessa: sotto la carrozzeria c’è un lavoro tecnico enorme.
Rispetto alla DBX originale presentata oltre cinque anni fa, il salto è impressionante. Dai circa 550 cavalli si passa a 727 CV, con 900 Nm di coppia, 0–100 km/h in 3,3 secondi, 0–200 km/h in circa 10 secondi e 310 km/h di velocità massima. Numeri che, su un SUV lungo cinque metri, fanno ancora un certo effetto. Eppure la vera domanda non è “quanto va forte”, ma come riesce a farlo.
Il suffisso “S” non è una trovata marketing: è un richiamo storico preciso nella tradizione Aston Martin, e qui significa alleggerimento intelligente e affinamenti mirati. Il tetto interamente in fibra di carbonio fa risparmiare 18 kg, ma soprattutto abbassa il baricentro nel punto peggiore possibile, il più alto. I cerchi in lega di magnesio permettono di togliere quasi 20 kg di masse non sospese, cambiando radicalmente la risposta dell’auto. A questo si sommano inserti e componenti in carbonio che portano a una riduzione complessiva di circa 50 kg, su un’auto che resta intorno ai 2.200 kg ma che, alla guida, non li fa mai percepire.
Il cuore è il V8 4.0 biturbo in configurazione Hot-V, con i turbocompressori all’interno delle bancate. Un motore di derivazione Mercedes, sì, ma profondamente rielaborato: è solo endotermico, niente ibrido, ed è già questo un dato clamoroso nel panorama attuale. Sopra i 5.000 giri diventa una iena, ma sa essere incredibilmente docile nell’uso quotidiano.
Fondamentale il cambio: sempre a 9 rapporti, ma non è il classico 9G-Tronic con convertitore di coppia. Qui Aston Martin utilizza una frizione multidisco a bagno d’olio (wet clutch), più diretta, più rapida, più adatta a gestire una potenza così elevata quando si spinge davvero. La trazione integrale è a prevalenza posteriore, con un ripartitore centrale attivo, differenziale posteriore elettronico e persino albero di trasmissione in fibra di carbonio.
Il telaio è una delle parti più sorprendenti. Sospensioni pneumatiche a tripla camera, escursione da +4,5 cm a –3 cm, ammortizzatori a controllo elettronico e barre antirollio attive su rete a 48 V. Il risultato è un controllo del rollio incredibile: chiudi gli occhi e sembra di guidare un’auto da 1.600 kg, non un hyper SUV. Lo sterzo, con rapporto 13,8:1, è più diretto rispetto alla DBX standard, comunicativo al centro e mai nervoso quando aumentano gli angoli.
Dentro, la DBX S resta un’Aston Martin vera: sedili con motivo a spina di pesce, Alcantara, pelle cucita con una cura maniacale, paddle grandi e bellissimi, posizione di guida impeccabile. Il nuovo sistema infotainment è sviluppato in casa ed è tra i primi a supportare Apple CarPlay Ultra, integrato anche nel quadro strumenti, senza snaturare l’interfaccia dell’auto.
Alla fine, il punto non è che Aston Martin sia riuscita a infilare 727 cavalli in un SUV. Quello, con i soldi, lo fanno in molti. Il punto è l’amalgama: prestazioni devastanti, comfort reale, usabilità quotidiana e un’identità di guida che resta coerente con il marchio. Ed è proprio questo che rende la DBX S una delle cose più impressionanti che mi sia capitato di guidare.
Ditemi cosa ne pensate nei commenti: è davvero l’interpretazione definitiva dell’hyper SUV?
#AstonMartin
#DBXS
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