DOLORE ALL'ANCA: da cosa è causato?
Автор: Dr. Scrocchio - Massimiliano Mariani - Osteopata
Загружено: 2026-02-20
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In questo video vi racconto la storia di Paola e del suo dolore all’anca, una problematica che per oltre un anno e mezzo le ha reso difficile anche un gesto semplice come sollevare la gamba o accavallare le gambe. Paola ha 63 anni, viene da Formia e lavora in boutique: tante ore in piedi, movimenti ripetitivi, poco riposo. Il dolore all’anca è arrivato quasi all’improvviso dopo uno sforzo a casa, con un fastidio partito dalla zona lombare e poi sceso verso l’inguine e la coscia.
Quando è arrivata in studio non riusciva più a sollevare la gamba senza aiutarsi con le mani. Il suo dolore all’anca era stato inquadrato inizialmente come un problema locale: risonanze, radiografie, visite ortopediche. Le avevano persino parlato di infiltrazioni e ipotesi chirurgiche. Ma la mobilità articolare non era così compromessa da giustificare un quadro tanto limitante. Ed è proprio qui che bisogna fermarsi a ragionare: il dolore all’anca non sempre nasce dall’anca.
Valutandola dal punto di vista biomeccanico, mi sono accorto che il vero problema non era l’articolazione in sé, ma un blocco a livello lombo-sacrale e sacroiliaco che alterava completamente la cinematica del movimento. Quando il bacino perde micromobilità, l’anca viene sovraccaricata. E così il dolore all’anca diventa la conseguenza, non la causa.
Abbiamo lavorato sullo psoas, sull’ileo, sul medio gluteo e sulla mobilità dell’osso iliaco. Uno psoas troppo contratto mantiene l’anca in extrarotazione e limita la rotazione interna durante il passo. Questo altera l’assorbimento del carico e il dolore all’anca può irradiarsi verso inguine, coscia o perfino ginocchio. Paola presentava anche una componente di cruralgia, che le impediva di attivare bene il quadricipite.
Il trattamento non si è limitato agli “scrocchi” – che, lo ammetto, a Paola piacciono sempre fino a un certo punto – ma ha incluso esercizi mirati a casa. Lavoro di allungamento della catena posteriore, mobilizzazione toracica per scaricare il bacino, riattivazione del quadricipite con la sedia al muro e soprattutto esercizi propriocettivi sulle meduse per ridare al corpo la capacità di reagire agli stimoli di destabilizzazione.
Perché quando c’è un dolore all’anca cronico, spesso il corpo ha smesso di attivare correttamente alcuni muscoli e ne ha iperattivati altri. Bisogna rieducare il sistema, non solo trattare il sintomo.
Già dopo due sedute Paola ha ricominciato a sollevare la gamba senza aiutarsi con le mani. Un miglioramento concreto, visibile. Il dolore all’anca si è ridotto e il movimento è diventato più fluido. Non è magia, è biomeccanica applicata con logica e costanza.
Se anche tu hai un dolore all’anca che non passa, prima di concentrarti solo sul punto che fa male, chiediti da dove nasce davvero il problema. Spesso la risposta è un po’ più lontana di quanto immaginiamo.
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