Castello di Pitino
Автор: Giardinoweb
Загружено: 2021-03-05
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Il colle su cui si erge il castello è posto a circa 11 Km dal centro del capoluogo e dai suoi 660 m. di altitudine costituiva senz’altro un luogo strategico di dominio a controllo dell’alta valle del Potenza. Negli anni Quaranta e Cinquanta del Novecento il sito fu soggetto ad una campagna di scavo, che poté rinvenire l’esistenza di numerosi reperti archeologici di epoca picena, fino a risalire al periodo Paleolitico.
I ritrovamenti testimoniano la vita ininterrotta dal VII al V sec. a.C. di un ricco insediamento piceno, il più importante dell’entroterra maceratese. Le prime fortificazioni di epoca picena furono abbandonate nel periodo romano, con la discesa a valle della popolazione e l’inurbamento della Settempeda, ma con la disgregazione dell’impero romano il castello tornò a popolarsi, fondato in quel tempo dal nobile settempedano Marco Petilio. Il possesso di Pitino assicurava il controllo di una delle principali vie di comunicazione del mare verso l’interno nella parte centrale delle Marche, per questo S.Severino, Montecchio, Cingoli, Tolentino e in un secondo tempo anche Camerino, se ne contesero a lungo il dominio con le armi. I feudatari signori di Pitino per difendersi posero prima (nel 1192) sotto la protezione di Treia, poi (nel 1205) sotto quella di Tolentino, che ebbe la giurisdizione del castello fino al 1239. In quell’anno l’imperatore Federico II di Svevia, che si era impadronito di tutta la Marca, lo cedette al comune di San Severino da sempre fedele alla parte ghibellina. La deposizione di Federico II nel concilio di Lione (1245) e la fine della casa di Svevia riaccesero le contese; i guelfi ebbero il sopravvento ovunque. Anche Sanseverino dovette assoggettarsi al pontefice, ma riuscì a conservare definitivamente il castello, ricostruito agli inizi del XIII secolo nell’impianto che ancora oggi si conserva. Nell’estate del 1426 Pitino subì l’ultimo assedio della sua lunga storia da parte delle truppe pontificie in lotta contro gli Smeducci, che vi tentarono l’estrema difesa della loro signoria. All’interno vi sono due chiese: la primitiva chiesa di S.Maria della Pietà edificata nel 1292 venne ricostruita alla fine del ‘700, l’altra dedicata a Sant’Antonio ubicata nei pressi della torre fu realizzata alla fine del XV sec. Nel corso del XVI secolo già iniziava il crollo di parte delle mura e dei torrioni di cinta, il resto fu opera del tempo e soprattutto dell’incuria. Nel 1969 la parrocchia si trasferì ai piedi del castello, nella nuova chiesa. Nel 1974 la curia diocesana decise di alienare il complesso non essendo più in grado di mantenerlo e fu acquistato dalla società di Pitino che si impegnava alla conservazione. La zona di Pitino fu dichiarata con decreto ministeriale del 2 ottobre 1974 di notevole interesse storico artistico e sottoposta a vincolo. Nel tempo si sono susseguiti diversi restauri, nel 1958 la sovrintendenza ripara la torre, negli anni Settanta si occupa del rifacimento della porta del castello, crollata già nel 1957 per forti venti. Il 7 gennaio del 1988 viene stipulato il contratto di compra-vendita del castello, acquistato dal Comune. Nel 1989 iniziavano i lavori di restauro dell’ex chiesa parrocchiale a cura della Soprintendenza.
arch. Debora Bravi
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