Suor JOSEFA MENENDEZ • COLUI che PARLA dal FUOCO • Pag 055
Автор: ♦ ETERNOPRESENTE ♦
Загружено: 2022-04-29
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IL CUORE APERTO DI GESÙ • 4 FEBBRAIO -16 LUGLIO 1920 ♦ pag.55
Per tutto quello che mi dai, Io ti do il mio Cuore! • (Nostro Signore a Josefa, 15 luglio 1920).
Nella sua posizione soleggiata sulle pendici degli ameni colli da cui Poitiers domina la valle del Clain, il vecchio monastero dei Feuillants sembra una di quelle terre privilegiate, fatte per l'incontro dei fervori umani coi favori divini.
Nel 1618 una colonia cistercense di Foglianti vi si era stabilita, ma venne dispersa dalla Rivoluzione. Passata la tempesta, Santa Maddalena Sofia Barat riaccese fra le rovine la fiamma dell'amore impiantandovi il primo noviziato della Società del Sacro Cuore.
Vi soggiornava spesso e in quel vecchio convento ricevette favori celesti così insigni, che la casa, i chiostri, il giardino divennero per la sua famiglia religiosa come un reliquiario e un memoriale della Fondatrice. Proprio tra quelle mura benedette Gesù volle nascondere la sua prediletta, amorosamente coltivarla come un fiore d'elezione, aprirle il Cuore, associarla alla Sua sete di anime, e compiere in lei e per mezzo di lei, la Sua Opera di Amore. Tuttavia, all'arrivo di Josefa a Poitiers, nessuno avrebbe potuto sospettare il grande disegno divino che incominciava ad attuarsi.
Come apparve all'inizio del postulato, semplice, silenziosa, assidua al lavoro, scomparendo tra le consorelle, così Josefa rimase nei quattro anni di vita religiosa. Niente all'esterno la distingueva dalle altre: la sua fisionomia seria lasciava talvolta trasparire la sofferenza, ma si illuminava di un dolce sorriso, quando le si rivolgeva la parola o le si chiedeva un servizio. I grandi occhi neri, pieni di espressione, parlavano per lei e a sua insaputa. Tutta la sua vita si rispecchiava nello sguardo limpido rivelatore dell'interna fiamma e del profondo raccoglimento.
Josefa possedeva doni non comuni di natura. Intelligente, attiva, a tutto si adattava e riusciva in tutto. Il buon senso illuminato, congiunto al giudizio retto, assicuravano in lei un fondamento serio ed equilibrato sul quale la grazia poteva lavorare a suo agio.
Il cuore tenero e generoso, fortificato nella prova, sapeva custodirsi, pur donandosi interamente, e, come coloro che hanno molto sofferto, essa era buona di quella bontà che solo la piena dimenticanza di sé può insegnare.
Josefa portò, entrando in religione, uno spirito maturato nel sacrificio, una comprensione soprannaturale della vocazione, una vita interiore già profonda ed un amore illimitato al Cuore di Gesù. Questi doni rimasero nascosti a chi la circondava, come agli stessi suoi occhi, e dal suo arrivo fino alla morte, passò inosservata nell'oscurità di una vita fedelissima.
Il noviziato delle Sorelle coadiutrici dei Feuillants non contava da principio che qualche recluta, venuta da case diverse. Josefa fu la prima postulante e, dopo poco, la decana delle novizie. Fin dall'inizio quella vita umile e laboriosa così simile alla vita di Nazaret, rapì il suo cuore ed ella trovò la risposta alle sue più intime aspirazioni nell'ideale concepito dalla Santa Fondatrice del Sacro Cuore: molto lavoro nascosto, per aiutare l'Opera del Cuore di Gesù nell'educazione giovanile: lavoro tutto permeato di amore, di silenzio, di preghiera cui l'unione al Cuore adorabile dà tutta la ricchezza divina e il valore apostolico. Josefa abbracciò con intenso ardore questa nuova vita così luminosa per la sua fede e così cara al suo cuore. novizie. Fin dall'inizio quella vita umile e laboriosa così simile alla vita di Nazaret, rapì il suo cuore ed ella trovò la risposta alle sue più intime aspirazioni nell'ideale concepito dalla Santa Fondatrice del Sacro Cuore: molto lavoro nascosto, per aiutare l'Opera del Cuore di Gesù nell'educazione giovanile: lavoro tutto permeato di amore, di silenzio, di preghiera cui l'unione al Cuore adorabile dà tutta la ricchezza divina e il valore apostolico. Josefa abbracciò con intenso ardore questa nuova vita così luminosa per la sua fede e così cara al suo cuore.
Per narrare ciò che fu esternamente il suo postulato, il noviziato, e i 18 mesi che conclusero la sua breve vita terrena, basterebbero poche righe. Gesù di Nazaret non ci ha forse insegnato che gli apprezzamenti divini non sono quelli del mondo? E il Vangelo non riassume forse la storia di trent'anni di vita nascosta con la breve espressione: «stava loro sottomesso»? [...]
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