Lirico Incanto - Max De Aloe Quartet (full album) - 2008
Автор: ChromaticHarmonica
Загружено: 2017-03-29
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Описание:
MAX DE ALOE QUARTET presenta “LIRICO INCANTO” - Abeat ABJZ 060
Max De Aloe armonica cromatica
Roberto Olzer pianoforte
Marco Mistrangelo contrabbasso
Nicola Stranieri batteria
1. Vesti la giubba – I Pagliacci – Ruggero Leoncavallo
2. Com’ è lunga l’attesa – Tosca – Giacomo Puccini
3. Preludio – Macbeth – Giuseppe Verdi
4. Ah, fors’è lui – La Traviata – Giuseppe Verdi
5. Nel golfo mistico – Max De Aloe
6. E lucevan le stelle – Tosca – Giacomo Puccini
7. Tu che di gel sei cinta – Turandot – Giacomo Puccini
8. Mi chiamano Mimì – La Bohème – Giacomo Puccini
9. Coro a bocca chiusa – Madama Butterfly – Giacomo Puccini
BONUS TRACK:
10. E lucevan le stelle – Tosca – Giacomo Puccini (alternative version)
Recorded January 14, 2008 and Mixed February 2, 2008
at Artesuono – Udine (Italy) – by Stefano Amerio
Presentazione di Max De Aloe
Non posso ascoltare un’aria d’opera senza tornare indietro con la memoria al momento magico di quando in casa mia si pronunciava la fatidica frase “montiamo lo stereo”.
Non appartengo a una famiglia di grandi appassionati di musica ma alcune sere capitava che si spegnesse la vecchia televisione a valvole Grundig rinunciando a “Giochi senza frontiere” o a un film di John Wayne per dedicarsi all’ascolto di qualche disco. Si prendeva il “cubotto” di legno rivestito di cartone azzurro pressato che, smontato e appositamente rimontato, dava vita a una piatto e casse per ascoltare 33 e 45 giri. Era stato acquistato per posta grazie a un’offerta dell’allora in voga “Selezione del Reader’s Digest” con il quale avevamo avuto in “regalo” un cofanetto di 10 album dedicati alla grande melodia italiana. Nel cofanetto le arie d’opera la facevano da padrona. La preferita da me e da mio padre era senza ombra di dubbio “Mi chiamano Mimì” di Giacomo Puccini in una versione cantata da Licia Albanese. Quell’esecuzione ci emozionava molto e ora, al solo ricordo, rivivo la stessa emozione con un po’ di commozione.
Ma in casa nostra la più ferrata nel conoscere l’opera lirica era certamente mia madre che aveva iniziato ad apprezzare le grandi melodie non certo frequentando la Scala.
Si era avvicinata al melodramma sulla catena di montaggio di una manifattura. La sua compagna di lavoro, Angela, amava l’opera e durante le lunghe ore in fabbrica le raccontava le trame delle opere più famose, canticchiavano dei passaggi insieme, le prestava quei pochi dischi che lo stipendio di apprendiste operaie poteva permettere.
Stessa cosa, mi raccontava anni fa mia nonna, succedeva spesso nella filande.
Molto prima del ciuffo altero di Muti o delle impettite prime scaligere l’opera lirica era certamente anche musica popolare.
Oggi, a trent’anni dal ricordo di me bambino rapito dalla melodia di Puccini nel salotto della nostra casa di allora, ho voluto riaprire l’album dei ricordi e delle emozioni e interpretare queste grandi melodie secondo quello che è il mio modo di fare musica oggi.
Ci si può interrogare a lungo se l’operazione di rivisitazione sia interessante o addirittura lecita. Per molti melomani non lo sarà e neanche per quelli che il jazz lo vedono come una realtà museale, ancorata in un periodo storico e con stili e pattern ben precisi.
Per me fare musica è solo l’esigenza di esprimere la propria vulnerabilità. E’ quel “cibo vitale per alimentare il famelico bisogno di stimoli” di cui parla Paolo Fresu nelle sue sentite note di copertina.
Il grande direttore d’orchestra Daniel Barenboim sostiene che fare musica richiede inevitabilmente un punto di vista. E il mio punto di vista e quello dei tre meravigliosi musicisti che mi accompagnano in questa avventura è di trattare la musica attraverso la lente di un jazz contemporaneo che, se da una parte non può prescindere dalla tradizione afroamericana, dall’altra ci costringe fortunatamente a fare i conti non solo con le nostre tradizioni ma anche con la modernità di affrontare oggi un percorso jazzistico di chiara matrice europea.
I miei ringraziamenti per la realizzazione di “Lirico Incanto” vanno prima di tutto a Nicola Stranieri, Roberto Olzer e Marco Mistrangelo. Con loro ho trovato un’inaspettata alchimia che miscela entusiasmo, professionalità, amicizia, rispetto, stile e una grande profondità musicale. Forse in questi anni non mi era mai capitato in maniera così evidente, neanche con prestigiosissime formazioni. Sinceramente penso che i meriti di questo cd, sempre che ce ne siano, vadano assolutamente condivisi in parti uguali tra questi musicisti, fin dalla sua genesi.
Dedico “Mi chiamano Mimì” di questo “Lirico Incanto” alla memoria di mio padre.
Max De Aloe - 2008
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