Referendum Giustizia, Serracchiani (Pd): «La riforma costa circa 150 milioni»
Автор: La Gazzetta del Mezzogiorno
Загружено: 2026-03-17
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«È un referendum che arriva alla coda di un metodo che è stata una forzatura molto forte da parte del governo: noi ci troviamo di fronte a una riforma costituzionale che addirittura è un atto del governo che viene mandato o blindato al Parlamento e il Parlamento non può toccarlo»: Debora Serracchiani, responsabile nazionale giustizia del Pd e parlamentare, ieri ha spiegato in una video intervista alla Gazzetta, curata da Maristella Massari, la sua opposizione alla riforma della giustizia, evidenziando questioni di metodo e merito, prima di andare a Taranto con il segretario regionale Domenico De Santis e il deputato Marco Lacarra. “Pietro Calamandrei - aggiunge la dem nata a Roma ma cresciuta politicamente in Friuli - un costituente, un pezzo della nostra storia più importante, diceva che la revisione costituzionale era di competenza solo del Parlamento e che addirittura il governo non doveva sedersi nei banchi del governo quando se ne discuteva. Qui purtroppo sono saltati tutti gli schemi. Il Parlamento non ha potuto fare la propria attività, non è stata condivisa questa riforma. Abbiamo un testo di centro-destra votato dal centrodestra che oggi viene messo nella disponibilità dei cittadini e delle cittadine che però, come noi auspichiamo, possono opporsi a questo referendum”.
Sulla separazione la Serracchiani è netta: “Dopo il lavoro legislativo che abbiamo fatto noi nel 2022, era sufficiente una legge ordinaria. In realtà questa riforma costituzionale non riguarda la separazione delle carriere, che di fatto c'è. Parliamo di circa 30 magistrati che all'anno cambiano di ruolo tra pubblico ministero e giudice, una cosa che è statisticamente irrilevante. La riforma costituzionale però cambia sette articoli della costituzione. Non riguarda la giustizia, non riguarda la separazione delle carriere, riguarda proprio la costituzione”.
Il caso Palamara non basta per mettere mano alle disfunzioni del Csm in mano alle correnti? “Il governo - ha attaccato la Serracchiani - ha un obiettivo chiaro, quello di intervenire sull'indipendenza e l'autonomia della magistratura. Palamara non si è autodenunciato, c'è stata una magistratura che ha fatto le indagini e poi è stato radiato e sono stati pesantemente sanzionati anche gli altri magistrati che con lui si trovavano in quella vicenda”.
“Se il problema è la degenerazione delle correnti, si intervenga su quello. Qui invece, come quando un treno arriva sempre ritardo, la soluzione non è far sparire gli orologi. Qui invece si vogliono far sparire gli orologi”. Un elogio della magistratura: “E’ riuscita negli anni a riconoscere i diritti prima ancora che ci arrivasse la politica, con il fine vita, i diritti civili, l'aborto, il divorzio, i tanti diritti sul lavoro che negli anni 70 sono stati codificati e hanno fatto dell’Italia un paese all’avanguardia”. Una battuta sugli effetti concreti della riforma: “Basta ricordare la senatrice leghista Giulia Bongiorno: ha detto che è ignorante chi pensa che questa riforma possa rendere più efficiente la magistratura. Mentre faremo questo referendum, 12.000 precari della giustizia non sanno ancora se verranno stabilizzati e il loro contratto scade a giugno del 2026 e sono fondamentali perché hanno tenuto in piedi gli uffici giudiziari dove manca oltre il 50% del personale”. L’affondo finale: “Questa riforma costerà 150 milioni ai cittadini perché dobbiamo pensare che quello che costa oggi un Csm verrà moltiplicato per tre. In più bisognerà trovare due palazzi a Roma in affitto oppure da acquistare perché bisogna metterci il secondo Csm e l'alta corte disciplinare. Questi soldi si potrebbero utilizzare per calmierare il costo dell’energia e del carburante”.
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