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La PESTE di MILANO del 1630 raccontata da MANZONI nei PROMESSI SPOSI

Автор: Vito Panzella

Загружено: 2020-02-22

Просмотров: 43919

Описание: La più terribile epidemia che ha colpito l’Italia nel corso della sua millenaria storia è stata quella di Peste del 1630. Decimò Milano in particolar modo e il resto dell’Italia del Nord. Divenne celebre perché anche Alessandro Manzoni ne parlò nel suo romanzo storico I Promessi Sposi. Tra il 1628 e il 1629 la popolazione dell'Italia settentrionale era affamata da una grave carestia e il Ducato di Milano venne colpito da una grave crisi nell'esportazione di prodotti tessili.

L'epidemia si propagò facilmente anche grazie allo stato di estrema povertà e privazione in cui il popolo lombardo si trovava. Il contagio fu portato in Lombardia dalla discesa delle truppe tedesche dei Lanzichenecchi dirette a Mantova per assediarla. Il loro passaggio si lasciò dietro una scia di terribili saccheggi e devastazioni e la diffusione della Peste. L'epidemia crebbe lentamente e ci furono casi sporadici di peste a Milano tra la fine del 1629 e i primi mesi del 1630, senza che questo allarmasse più di tanto le autorità milanesi o impedisse i festeggiamenti per il carnevale, mentre il popolo continuava a ignorare la realtà attribuendo i decessi a febbri malariche o altre malattie dai nomi meno spaventosi.

Per ordine del Tribunale venivano costretti alla quarantena nel lazzaretto tutti i malati o le persone sospette, il che spingeva molti a nascondere i casi di peste e i decessi, ciò ne alimentò la diffusione. Dal mese di marzo del 1630 la peste iniziò a mietere vittime in ogni angolo di Milano, rendendo di drammatica evidenza ciò che, fino a poco tempo prima, era stato negato o travisato con un linguaggio ambiguo. A partire dal mese di maggio i casi di contagio crebbero notevolmente, complice sia il caldo che favoriva la diffusione del male, al punto che gli appestati non potevano essere più ospitati nel lazzaretto, sia l'incuria e la negligenza mostrate dalle autorità milanesi nel sottovalutare il rischio del contagio.

La paura per il contagio che mieteva vittime sempre più numerose in città fece nascere nella moltitudine nuovi pregiudizi e iniziò così a diffondersi l'assurda credenza che alcuni uomini spargessero appositamente unguenti venefici per propagare la peste, personaggi immaginari noti col nome famigerato di untori. Tale diceria non era alimentata solo dalla superstizione e dall'ignoranza popolare, ma trovava conferma anche nelle teorie di molti "dotti" del tempo e si rifaceva a fatti simili che, si narrava, erano avvenuti in altri paesi d'Europa in occasione di analoghe pestilenze.

Tra gli abitanti di Milano si diffuse una vera psicosi e si iniziarono a cercare e a vedere untori dappertutto, mentre montava verso questi fantomatici personaggi una furia cieca e bestiale. Manzoni cita un caso emblematico di un vecchio che spolverava una panca in chiesa prima di sedervisi e venne accusato di essere un untore, linciato senza pietà e trascinato in carcere dove probabilmente morì per le percosse.

Il continuo aumento dei decessi e l'infuriare senza tregua del morbo spinsero i decurioni di Milano a chiedere al cardinale Borromeo l’autorizzazione a svolgere una solenne processione per le strade, in cui fosse esposto il corpo venerato di San Carlo e si invocasse così il soccorso divino per porre rimedio alla terribile calamità.

Nonostante i tentativi di non svolgerla, la processione si tenne con un concorso incredibile di popolo e attraversò tutti i quartieri della città. Fin dal giorno seguente, tuttavia, i decessi per il morbo crebbero. La rabbia popolare attribuì invece l'incrudelire della malattia all'azione degli untori, i quali (si diceva) avevano approfittato dell'adunanza di folla per spargere polveri e altri intrugli venefici, cosa che alimentò ulteriormente quel clima di sospetto e terrore che, di lì a poco, condusse ai processi sommari contro i presunti untori.

L'arrivo dell'estate e del caldo accrebbe ulteriormente la virulenza della peste e la situazione in città nei mesi di luglio e agosto 1630 divenne pressoché insostenibile. Milano si trasformò in una città spettrale e spopolata, in cui i cadaveri giacevano spesso nelle strade abbandonati a se stessi o venivano raccolti dai monatti, gli addetti del Tribunale che svolgevano i compiti più gravosi e pericolosi in mezzo al contagio.

All'inizio del 1631 l'epidemia poteva dirsi conclusa a dispetto di casi isolati di contagio e di morte. La peste aveva ovviamente spopolato Milano e aveva fatto migliaia di vittime anche nei territori circostanti, si parla di circa 100 mila vittime a Milano, 50 mila a Venezia, 33 mila a Verona, 20 mila a Padova e Cremona, circa 15 mila a Parma, Piacenza, Bologna, Bergamo, Vicenza, Modena e Brescia, 10 mila a Torino e Firenze e circa 5 mila a Como, oltre le migliaia in tantissimi altri comuni del Nord Italia. In totale si stima che furono oltre 1 milione di persone a morire nel Nord Italia su circa 4 milioni di abitanti. Fu una catastrofe, un vero e proprio flagello.

(fonte Promessi Sposi.webly)

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