Maria Valtorta-Evan. cp. 31: Visita di Zaccaria. La santità di Giuseppe e l’ubbidienza ai sacerdoti
Автор: I Messaggi della Madonna nel Mondo
Загружено: 2022-10-26
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Maria Valtorta - Evangelo cap. 31: Visita di Zaccaria. La santità di Giuseppe e l’ubbidienza ai sacerdoti.
8 giugno 1944.
Vedo il lungo stanzone dove ho visto l’incontro dei Magi con Gesù e la loro adorazione. Comprendo di essere nella casa ospitale dove è stata accolta la sacra Famiglia. E assisto all’arrivo di Zaccaria. Elisabetta non c’è.
La padrona di casa corre fuori, sul ballatoio, incontro all’ospite che arriva, e lo conduce presso una porta e bussa. Poi si ritira discreta.
Giuseppe apre ed ha una esclamazione di giubilo vedendo Zaccaria. Lo fa entrare in una stanzetta piccola come un corridoio. «Maria sta dando il latte al Bambino. Attendi un poco. Siedi, ché sarai stanco». E fa posto all’ospite sul suo giaciglio sedendosi al suo fianco.
Odo che Giuseppe chiede del piccolo Giovanni, e Zaccaria risponde: «Cresce florido come un puledrino. Ma ora soffre un poco per i denti. Non abbiamo voluto portarlo per questo. Fa molto freddo. Perciò non è venuta neanche Elisabetta. Non lo poteva lasciare senza latte. Se ne è accorata. Ma è così rigida la stagione!».
«È molto rigida infatti», risponde Giuseppe.
«Mi ha detto l’uomo che mi avete mandato che eravate senza una casa quando Egli nacque. Chissà quanto avrete dovuto soffrire».
«Sì, molto davvero. Ma la paura nostra era più grande del disagio. Avevamo paura che nuocesse al Bambino. E per i primi giorni dovemmo stare lì. Non mancavamo di nulla, per noi, perché i pastori portarono la buona novella ai betlemiti e molti vennero con doni. Ma mancava una casa, mancava una camera riparata, un letto… e Gesù piangeva tanto, specie di notte, per il vento che entrava da ogni dove. Facevo un poco di fuoco. Ma poco, perché il fumo faceva tossire il Bambino… e il freddo restava. Due animali scaldano poco, specie là dove l’aria entra da tutte le parti! Mancava acqua calda per lavarlo, mancava biancheria asciutta per cambiarlo. Oh! ha sofferto molto! E Maria soffriva nel vederlo soffrire. Soffrivo io… puoi pensare Lei che gli è Madre. Gli dava latte e lacrime, latte e amore… Ora qui si sta meglio. Avevo preparato una così comoda cuna e Maria l’aveva empita di un morbido materassino. Ma è a Nazareth! Ah! se fosse nato là, sarebbe stato diverso!».
«Ma il Cristo doveva nascere a Betlem. Era profetizzato».
Entra Maria, che ha udito le voci. È tutta vestita di lana bianca. Si è levato l’abito scuro che aveva nel viaggio e nella grotta, ed è tutta bianca nella sua veste, come già l’ho vista altre volte. Non ha nulla sul capo, e nelle braccia ha Gesù che dorme, sazio di latte, nelle sue candide fasce.
Zaccaria si alza riverente e si inchina con venerazione. Poi si accosta e guarda Gesù con i segni del più grande rispetto. Sta curvo non tanto per vederlo meglio, quanto per dargli omaggio. Maria glielo offre e Zaccaria lo prende con una tale adorazione, che pare sollevi un ostensorio. È infatti l’Ostia quella che egli prende sulle braccia, l’Ostia già offerta e che sarà consumata dopo che si sarà data agli uomini in cibo d’amore e di redenzione. Zaccaria rende Gesù a Maria.
Si siedono tutti e Zaccaria ripete a Maria il motivo per cui Elisabetta non è venuta e il suo dolore. «Aveva preparato in questi mesi delle tele per il tuo benedetto Figlio. Te le ho portate. Sono sul carro, da basso».
Si alza e va fuori, e torna con un involto grosso e uno più piccino. Sia da quello grosso, di cui viene liberato subito da Giuseppe, come dall’altro, trae subito i suoi doni: una morbida coltre di lana tessuta a mano e dei lini e delle piccole vesti. Dall’altro, del miele, della candidissima farina e burro e mele per Maria, e focacce impastate e cotte da Elisabetta e tante altre cosette, che dicono l’affetto materno della riconoscente cugina per la giovane Madre.
«Dirai a Elisabetta che le sono grata, e a te pure sono grata. L’avrei vista tanto volentieri, ma comprendo le ragioni. E anche avrei voluto rivedere il piccolo Giovanni…».
«Ma lo vedrete in primavera. Verremo a trovarvi».
«Nazareth è troppo lontana», dice Giuseppe.
«Nazareth? Ma dovete rimanere qui. Il Messia deve crescere a Betlemme. È la città di Davide. L’Altissimo l’ha condotto, attraverso la volontà di Cesare, a nascere nella terra di Davide, la terra santa della Giudea. Perché portarlo a Nazareth? Voi sapete come presso i giudei sono giudicati i nazareni. Domani questo Bambino dovrà essere il Salvatore del suo popolo. Non bisogna che la città capitale sprezzi il suo Re perché viene da una terra che essa disprezza. Voi sapete quanto me come è cavilloso il Sinedrio e come sprezzanti le tre caste principali… E poi, qui, vicino ancora a me, potrò aiutarvi alquanto e mettere tutto quanto ho, non tanto di cose materiali ma di doni morali, a servizio di questo Neonato. E quando sarà in età di capire, sarò beato di essergli maestro come al mio bambino, per ottenere poi che, fatto grande, mi benedica....
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