Racket estorsioni, tra bombe e minacce: pista mafiosa dietro gli attentati, indaga la DDA di Catania
Автор: Video66
Загружено: 2026-02-08
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Un susseguirsi di episodi violenti e mirati sta riportando alta la tensione nel tessuto economico del territorio, tra Siracusa e Avola. Attività commerciali colpite, fiamme appiccate nella notte, esplosioni che rompono il silenzio e lasciano dietro di sé danni e paura: segnali che, letti nel loro insieme, delineano uno scenario ben più ampio di singoli atti vandalici.
Proprio la natura ripetuta e simbolica di questi attacchi ha spinto gli investigatori a riconsiderare il contesto in cui maturano. L’ipotesi che sta prendendo forza è quella di una regia criminale strutturata, capace di utilizzare l’intimidazione come strumento di controllo del territorio. Per questo motivo, il coordinamento dell’inchiesta è stato affidato alla Direzione distrettuale antimafia, con il trasferimento della competenza alla Procura di Catania, chiamata a fare luce su eventuali collegamenti con ambienti mafiosi organizzati.
Secondo le prime valutazioni, non si tratterebbe di azioni estemporanee. A intervenire nel dibattito sono state anche le organizzazioni antiracket, che hanno osservato come l’escalation di attentati, iniziata nei mesi scorsi, possa coincidere con un cambiamento negli equilibri criminali locali. In particolare, viene indicata come elemento chiave la recente scarcerazione di soggetti legati a clan storici, da tempo presenti nel capoluogo e nella provincia. Individui che, forti di una lunga esperienza, avrebbero dimestichezza con le dinamiche dell’estorsione e potrebbero aver tentato di riaffermare la propria influenza.
Gli inquirenti stanno ora lavorando per accertare se dietro gli episodi che hanno colpito due bar e un caseificio nel capoluogo aretuseo, così come l’ordigno esploso davanti a un esercizio di elettrodomestici ad Avola, si celi un messaggio preciso. L’attenzione è concentrata sulla possibilità che il racket delle estorsioni sia tornato a rappresentare un interesse centrale per i clan, pronti a riproporre schemi criminali antichi ma mai del tutto scomparsi, perché ancora in grado di garantire profitti e controllo.
Un quadro che trova riscontro anche nelle analisi istituzionali. Nel corso della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario, il presidente facente funzioni della Corte d’Appello di Catania, Giovanni Di Pietro, ha richiamato l’attenzione su segnali di rinnovata vitalità di alcune consorterie mafiose, tra cui i gruppi Bottaro-Attanasio, Santa Panagia e Borgata. Nonostante i duri colpi inferti negli anni da importanti operazioni giudiziarie – come Aretusa, Bronx, Tonnara e Via Italia, culminate in numerosi arresti – questi sodalizi mostrerebbero oggi una capacità di riorganizzazione favorita proprio dal ritorno in libertà di alcuni loro esponenti.
Elementi che, messi insieme, restituiscono l’immagine di un contesto in evoluzione, dove vecchie logiche criminali sembrano riaffacciarsi con nuove modalità ma identici obiettivi. Un segnale d’allarme che ora chiama a una risposta investigativa attenta e coordinata, per impedire che la pressione mafiosa torni a condizionare la vita economica e sociale del territorio.
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