ANNIBALE CARRACCI, Il mangiatore di fagioli (The Beaneater)
Автор: IL CLUB DI MILANO
Загружено: 2016-08-01
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Описание:
Annibale Carracci (Bologna 1560-Roma 1609)
The Beaneater, Il mangiatore di fagioli (Mangiafagioli), 1584-1585, olio su tela, cm 57×68, Galleria di Palazzo Colonna, Roma
Testo di Fabiola Giancotti
Lettura di Gualtiero Scola
Una taverna popolana, buia, sbrigativa, angusta. Senza attrattiva. Per un pranzo veloce.
Un uomo solo. Quasi uno zoom fotografico che esclude tutto il resto d’intorno.
Solo una finestra, da cui si capisce che è giorno. Ma la finestra non rende chiara la stanza. La luce viene da un’altra fonte.
La luce disegna l’ombra da sinistra a destra. L’ombra della scodella, del bicchiere, del pane.
Dietro l’uomo, nell'oscurità, non si sa quanti altri avventori siedono nella taverna.
La tavola è imbandita con quanto basta. Unico elemento decorativo, la caraffa di terracotta: sinuosa, colorata, dipinta. Opera della mano di un maestro vasaio.
La scodella è colma di fagioli, poi il pane, i porri appena strappati dalla terra.
Un uomo giovane, sembra abbia fretta, forse è di passaggio, non conosce nessuno, ordina una pietanza, quella già pronta. Non si è tolto neanche il cappello, la fame, l’attesa, poi finalmente il cibo. Una scodella di fagioli, caldi, saporiti, probabilmente sconditi. Non c’è l’olio sulla tavola. C’è un contorno di verdure, c’è chi dice una frittata, chi qualche foglia di radicchio. L’acqua non serve. Con la sua mano sinistra tiene d’occhio il pane che mangerà insieme con i fagioli. Il coltello abbandonato sul tavolo forse servirà, forse no.
Comincia a mangiare e qualcuno, o qualcosa, lo interrompe. Un sussulto e parte del boccone si perde nella sorpresa. Che vuole costui? Non c’è posto per un altro commensale. La tavola è piccola, una sola sedia, quanto basta al suo pasto, quanto basta al suo tempo.
Il bicchiere, riempito a metà, davanti alla caraffa, sembra essere stato spostato per fare posto al pranzo. Era un po’ che aspettava e, nell’attesa, aveva già bevuto vino una, due, forse tre volte.
Ora finalmente mangia. E mentre compie il sacrosanto rito del nutrimento, cui si è preparato dopo avere atteso non sappiamo quanto, qualcosa accade, qualcosa lascia a mezz’aria il suo braccio destro con quel cucchiaio di fagioli che mai placherà la sua fame...
L’uomo è forse un viandante che viene da lontano, se frequentasse abitualmente questo posto, non sarebbe solo, non terrebbe il chiaro cappello sul capo, e indugerebbe nella compagnia, che però qui non c’è.
Nessun elemento che possa far pensare al grottesco o al triviale sulla base che i fagioli fossero indicati come cibo dei poveri o degli stolti. L’esigenza del pittore di rendere l’eternità di quest’istante non coglie l’uomo nella sua riconoscibilità e nella sua identità, ma nella sorpresa, in quell'istante irripetibile, di cui non c’è né copia né riproduzione.
Annibale Carracci, pittore di bottega formatosi alla scuola del Rinascimento e lettore delle opere della classicità, può avere colto questo istante entrando in quella taverna e essere rimasto tanto colpito dalla sorpresa del viandante che abbia voluto poi provarsi con la sua arte a imprimere quest'istante su tela.
Si racconta, infatti, che egli, schivo alle regole, anche della pittura, quando comparve il complesso scultoreo del Laocoonte, esempio di arte per pittori e scultori, pur non volendo convertirsi a un nuovo classicismo — lui espertissimo del primo e più antico racconto dell’antichità —, un giorno, sfidando i più esperti imitatori, l’abbia disegnato a memoria, e nella precisione più assoluta.
Il mangiatore di fagioli, che sia un’opera di Annibale Carracci o di altri, è la scrittura dell’istante.
Non è stilisticamente vicina a nessuno dei pittori conosciuti dell’epoca dei Carracci. Lo stesso Annibale, contemporaneo di Caravaggio, non riprende i tratti, i colori, le luci, le ombre, le definizioni di Caravaggio. E quest’opera non ha nulla di caravaggesco e non può si può accostare neanche alla Macelleria, un’altra opera attribuita a Annibale Carracci.
Non è un ritratto. Non ha confronti. Non è una scena di genere. Nessun personaggio, nessuna indegnità. Sembra un’opera più tarda, lontana dai fasti del Rinascimento e del Barocco, ma anche del manierismo. Se ne ha notizia a partire dal XVIII secolo. I critici non sono tutti d'accordo sull'attribuzione. Qualcuno, alla fine, trova la firma di Annibale. Ma, all’epoca, non sempre le opere riportavano il nome dell’Autore.
Milano, 19 aprile 2016, © Il Club di Milano
www.ilclubdimilano.org - [email protected]
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