Il Mondo di the World Don Alberto Benedetti
Автор: giulianopietra
Загружено: 2008-07-28
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Dedico questo filmato alla figura che mi ha sempre colpito nei miei viaggi sui Lessini durante i miei viaggi legati alle ricerche sulla Preistoria.
Affido le miei immagini del personaggio alla descrizione fatta dalla giornalista locale Marisa Di Piccolboni ,
che gentilmente mi ha autorizzato ad usare il suo "OTTIMO" articolo del 2002.
Foto giulianopietra anni '90, altro secolo.
I dedicate this movie to figure that has always struck me in my travels on Lessini during my trips related to research on Prehistory.
I entrust my character images of the description given by local journalist Marisa Di Piccolboni,
who kindly allowed me to use his "EXCELLENT" article of 2002.
Photos giulianopietra 90s, another century.
Don Benedetti, nato nel 1911 a Ceredo, piccolo centro nel comune di Sant'Anna d'Alfaedo dove il prete è vissuto fino a cinque anni fa, è il salvego, un selvatico nel senso di un buon selvaggio che segue passo passo i ritmi della madre-terra. Don Benedetti vive nell'isba, la casa che s'è costruito in pratica da solo, fra migliaia di libri, suoi amatissimi compagni, l'unico suo pensiero in punto di morte: "I libri! Me racomando ala Nadia (professoressa nella media di Bosco e sua amica fidata), i libri!". Nell'isba accumula montagne di materiale racimolato qua e là, che gli serve per i suoi mille esperimenti: sedie impagliate e da impagliare, circuiti elettrici, scatole e cassette, recipienti colmi di reperti preistorici e fossili, bottiglie, vasi di sott'aceti e sott'olio, ragnatele dappertutto, "il sistema più naturale per prendere le mosche", barre di ferro da saldare, "nel saldare c'è una forza misteriosa", e sacchi e sacchetti di esplosivo, il materiale in assoluto per lui il più magnetico. Fuori dalla porta, don Benedetti spranga il rispetto dei regolamenti comunali e la politica democristiana, oltre che il resto dei politicanti, e il vivere avulso dalla natura, quel vivere ipocriti e falsi con gli altri e con se stessi. La predicazione di questo strano prete è darsi continuamente da fare per trattenere la sua gente sulla montagna, per trovargli l'acqua e portargli l'acquedotto o inventare nuovi sistemi di coltivazione e di allevamento, perché nessuno, proprio nessuno dei figli dei monti, sia costretto ad emigrare e a perdersi per il mondo. "Pianta castagnari, investi nel millennio!", diventa la sua raccomandazione e il suo testamento. Il castagnaro, radici incise per sempre nella terra, fogliame protettivo come la casa, frutti che danno pane proprio quando il freddo ti farebbe patire, vita oltre i secoli. Il castagnaro è la coltura-cultura di un popolo di montanari che resta ceppo ben piantato e vivo di tradizioni, di storie, di sapienze e conoscenze, di vicende e di leggende nei secoli e nei millenni, anche quando la sega o il fulmine ne schiantano il fusto.
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