Giovedì Santo - don Paolo Quattrone
Автор: MessalinoApp
Загружено: 2023-04-05
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Commento di don Paolo Quattrone - sacerdote della diocesi di Aosta, parroco di Bard, Donnas, Hône e Vert.
Giovedì 6 Aprile
Oggi è giovedì santo, il primo giorno del triduo pasquale. La celebrazione che si vivrà questa sera nelle nostre chiese ci rimanda all’ultima cena, ci ricorda che Gesù si è consegnato a noi e lo fa ancora tutti i giorni attraverso la Messa, attraverso la comunione. Mi colpisce in particolare un passaggio del brano della seconda lettura tratta dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi dove l’apostolo rievoca le parole di Cristo nell’ultima cena e in particolare questo passaggio: “Questo è il mio corpo, che è per voi”. Dio si è fatto uomo e questo per rivelarci che la fede non è una roba astratta, che l’amore non è aria fritta, credere e amare passano per la carne, per il corpo, non si ama e non si crede in astratto o si ama e si crede nel concreto o non c’è né amore né fede. Gesù non a caso nell’ultima cena compie qualcosa di molto concreto, raduna gli apostoli, li invita a cena in un luogo ben preciso per bere e mangiare e lì istituisce la Messa, compiendo anche in questo caso qualcosa di molto concreto: prende pane e vino, li benedice e rivela che quello è il suo Corpo e il suo Sangue che offre per noi, un cibo spirituale ma concreto che serve per nutrire la nostra anima, la nostra fede. A Messa accade qualcosa di molto concreto, ci raduniamo in un luogo per pregare insieme ad altre persone e mangiamo, facendo la comunione mangiamo Dio, è un atto concreto anche se non è sempre immediato e facile credere che in quell’ostia Gesù è presente. E non è un caso che Gesù durante l’ultima cena compia un altro gesto molto concreto che richiama all’amore: la lavanda dei piedi, lava i piedi agli apostoli per insegnare a loro e a noi che l’amore o è concreto o non è amore, vuol dire prenderci cura gli uni degli altri con gesti e atteggiamenti veri, autentici, concreti, è cercare ogni giorno, seppur con fatica di amarci gli uni gli altri. Oggi siamo invitati a ricordarci che la fede e l’amore non sono astratte ce lo ha insegnato Gesù nell’ultima cena e con tutta la sua vita terrena. Dio facendosi uomo, facendosi corpo ci ha insegnato a cosa serve il corpo, non solo a curarlo, a mantenerlo pulito, a sfamarlo, a farlo riposare, a farlo godere ma a donarlo, per uscire da noi stessi e andare verso Dio e verso gli altri, verso Dio per esempio andando a Messa, mettendoci a pregare, verso gli altri facendo qualcosa per qualcuno. Il mio corpo non è per me ma per gli altri, è il mezzo più concerto che ho per relazionarmi con gli altri, per andare verso gli altri, per farmi vicino, per aiutare, per essere presente. Gesù non è come Pilato che se ne lava le mani, che si disinteressa bensì ci lava i piedi come farà ai discepoli nell’ultima cena per rivelarci che Lui non è lontano, astratto o evanescente ma è concreto, è vicino, certo la strada della vita dobbiamo percorrerla con le nostre gambe ma lui cammina con noi e ci lava i piedi quando sono infangati dal peccato e li cura quando siamo feriti dalle prove ma allo stesso tempo dobbiamo imparare a fare la stessa cosa anche tra di noi a usare il nostro corpo, a usare le nostre mani per fare qualcosa per gli altri e non solo per curarci le unghie, a usare i piedi non solo per mettervi delle belle calzature ma per andare verso gli altri, per farci vicini, a usare gli occhi non solo per farci notare ma anche per notare quando gli altri hanno bisogno di noi. “Questo è il mio corpo, che è per voi”, il nostro corpo non esiste solo per noi stessi ma quale mezzo bellissimo per andare verso Dio e verso gli altri.
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