CONTRORA Le Stanze circolari dei nostri Ormai Official Music 2025
Автор: CONTRORA
Загружено: 2025-10-15
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"Le Stanze circolari dei nostri Ormai."
Ricordo quella mattina di un sabato di metà ottobre, quando il telefono squillò come un vecchio orologio con la sveglia a tempo, e la tua voce emerse, quella stessa voce che un tempo conoscevo ad occhi chiusi in ogni ogni sua inflessione. E il risentirti, mi lasciò con quella sensazione acuta, quasi fisica, di non essere più parte di te. Le mie venature che un tempo si allineavano alle tue, ora erano deviate in direzioni imprevedibili, spezzate da malumori invisibili. Tu dicesti, con quella calma che maschera il rimpianto, “Tra noi ci sono troppi ormai,” e quelle parole aleggiarono nell’aria come foglie autunnali che si staccano dall’albero non per scelta.
Ma c’era una verità assoluta tra noi, che il nostro legame poteva attraversare gli abissi, era un ponte sospeso che il tempo ha costruito con pazienza crudele. Forse un giorno, pensai mentre ti ascoltavo, guarderemo indietro e penseremo che tutto questo poteva essere superato, come un temporale che passa lasciando solo pozzanghere che il sole poi asciuga. Ma forse l’inevitabile ci dirà che non potremo, e non perché non vorremo, ma perché la vita è questa, può finire quando meno te l’aspetti. E, chissà, in quel momento, il rimpianto ci assalirà sussurrando che potevamo viverci, abitarci l’uno nell’altra con il nostro passato, i nostri ricordi, e non lo abbiamo fatto, lasciando che il tempo ci rendesse estranei.
E tu hai continuato, con quella fermezza che ho sempre ammirato e temuto: “Io so di averti dato tanto,” le parole che rotolavano fuori come perle da una collana rotta, sparse sul pavimento della nostra conversazione. “Tu hai sempre visto come critiche il richiamo di rispetto e amore che ti chiedevo,” continuasti, e io potevo immaginare il tuo viso, le linee intorno agli occhi che si approfondivano come solchi in un terreno arato male, “se tu avessi voluto avresti fatto qualche passo.” Quei passi, pensai, sarebbero stati come attraversare quel ponte sospeso e oscillante su un fiume in piena, ogni movimento un rischio di cadere. Mi venne nel cuore un altro ormai. Ogni volta che ci incontravamo, ci frantumavamo sempre lì, in quel posto in cui le cose non si risolvono mai. Un posto che immaginavo come una stanza circolare in un antico palazzo, con porte che si aprono su altre porte identiche, un labirinto di specchi distorti dove le nostre riflessioni si inseguono senza mai toccarsi, solo ricordi di risate passate che rimbalzano.
Era stato un grande amore, ma quelli così grandi finiscono?
E mi chiedo, con un nodo in gola che si stringe come una cravatta troppo stretta, dove finirà. Forse svanirà come nebbia al mattino, dissolvendosi in nulla, o forse si trasformerà in qualcos’altro, una vecchia cassapanca che i posteri scoprono secoli dopo, coperta di polvere e mistero. In mezzo a tutto questo, mi venne in mente Donna Tartt, la scrittrice che tesse storie come tele intricate di un pittore ossessivo, dove i personaggi sono intrappolati in quadri viventi, congelati in momenti di bellezza tragica. Il nostro amore era come uno dei suoi romanzi mai dimenticati, che sussurrano di ciò che poteva essere, un goldfinch incatenato, che canta una melodia malinconica mentre il mondo fuori continua a girare, indifferente.
Giorgio Baiardi Scrittore (COPYRIGHT)
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