Federico Berti, Le navi di carta (2025). Lettura integrale. Fiabe italiane.
Загружено: 2025-09-24
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Federico Berti, Presto e Bene (2005).
Lettura integrale. Fiabe italiane.
Testo e voce narrante Federico Berti
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C'era una volta, in tempi che furono e che forse saranno ancora, una terra lontana dove infuriava una terribile carestia. Un re malevolo che aveva una sola mano, la destra, aveva stretto d’assedio quella terra e nessuna nave poteva entrare nel porto, nessun mercante poteva passare la frontiera con le sue mercanzie. Il re dalla mano monca uccideva tutti quelli che provavano a entrare o uscire da quella terra sfortunata. I bambini piangevano tra le macerie delle case distrutte, le madri non davano più latte, tanti innocenti cadevano per le strade come le foglie dagli alberi in autunno.
In un paese di là dal mare, tanti uomini e donne dal cuore grande e l’animo gentile non avendo abbastanza denaro per armare delle vere navi, si fecero piccole imbarcazioni di carta piegata con le bianche vele che sembravano ali di colomba, leggere come un sussurro amoroso, e dopo averle caricate con pane, farina, coperte, erbe medicali, s’imbarcarono verso la terra del pianto. L’equipaggio remava e cantava, cantava e remava, perché la buona gente ha sempre il cuor leggero, anche nel pericolo. Ma nel mare che dovevano attraversare non mancavano le insidie, qualcuno aveva sentito dire che volassero piccoli draghi velenosi, ammaestrati da qualche misterioso e malvagio domatore, che sputavano fiamme dalle narici, schizzavano veleno dalla lingua ed esalavano un vapore letale. La più giovane dell’equipaggio, disse:
«Quei rettili insidiosi bruceranno le nostre barche!», non temeva tanto per sé, quanto per la riuscita della missione. Rispose allora un anziano del gran consiglio:
«Temo che non avremo scelta, valorosi compagni, risolute compagne: un temibile negromante presidia il luogo dove noi siamo diretti, un mago oscuro che guida le sue armate di non morti e ha compiuto molte nefandezze, ma è il solo a conoscere tutti i sentieri fra le macerie, la sola autorità in quel regno devastato. Non v’è altra guida che possa guidarci in quel luogo perduto, parleremo con un suo portavoce che vive in un caravanserraglio, dove tiene l’ambasciata proprio lungo la costa di quel promontorio».
«Ma è un criminale», protestò uno degli argonauti,
«Un assassino senza scrupoli», disse un altro,
«Un signore dei non morti!» soggiunse un terzo,
«Cosa dirà la gente di noi?» chiese la ragazza.
«Non c’è tempo da perdere, compagni. Altri innocenti perderanno la vita, mentre noi ne perdiamo a sentenziare: se il mago oscuro domina quella valle di lacrime, a lui dovremo rendere conto in tutti i modi, per poterla attraversare». Così navigarono fino all'isola, dove parlarono con un guerrigliero vestito in abiti eleganti, che conosceva ogni onda del mare e ogni pietra di quel regno devastato.
«Vi guiderò» disse, «Perché so che venite in pace. Ma sappiate che una volta entrati nel regno dei morti, quando ne verrete fuori saranno passati trecento anni e nessuno si ricorderà più di voi».
Lasciamo dunque gli eroi della flottiglia alla loro implacabile volontà di pace. La notizia del patto col negromante si sparse ai dodici angoli del mondo e le malelingue iniziarono a diffondersi come il sibilare di tanti serpenti a sonagli. Un ambasciatore del re da una mano sola parlò a un’assemblea di grandi signori convenuti da ogni paese:
«Quei dannati senza dio» li chiamò proprio in quel modo, «si sono venduti l’anima al diavolo, servi dell’oscurità travestiti da missionari. Bisogna fermarli prima che giungano di là dal mare, prima che il vaso dei vanti pestilenziali si scoperchi, prima che le armate dei non morti giungano anche a voi».
Figurarsi la paura. Non si parlava d’altro in ogni paese del mondo, i cantastorie invece di magnificare i portatori di pace, del terribile drago che bruciava le navi spinte dal vento dell’amore, si misero a strillare sui figli volanti che gli argonauti erano servi dell’ombra e che bisognasse fermarli ad ogni costo. E così, ogni volta che passavano nelle vicinanze di un’isola, le guardie venivano loro incontro e la gente scagliava contro di loro pietre dal molo, insultandoli e infamandoli in tutte le lingue. Ormai non potevano più fermarsi. Intanto nella terra assediata, la carestia e le armi del comandante in capo dalla mano monca, continuavano a uccidere.
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