15 febbraio 2026 - Così fu detto agli antichi... (Mt 5,17-37) - Manuale di deassolutizzazione 6
Автор: Preferiamo il Paradiso
Загружено: 2026-02-14
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0:00 Il Vangelo del giorno
12:45 Manuale di deassolutizzazione 6
“Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento”. Credo che più chiaro di così si muoia. Quelli che citano Sant’Agostino a sproposito ripetendo frasi del tipo “Ama e fa ciò che vuoi” credo non abbiano contezza di che cosa sia l’amore che è venuto a insegnarci Gesù Cristo. L’Amore di Cristo non è un vago “volemose bene” ma un profondo e straordinario sentimento capace di strutturare scelte, decisioni e persino sacrifici. Uno che pensa che l’amore sia fare ciò che ci pare, non sa che l’amore più grande è “dare la vita per chi si ama”. E per dare la vita bisogna avere una grande disciplina, non ci si improvvisa uomini. Esattamente come uno sportivo non vince le olimpiadi per simpatia ma grazie a quel talento allenato in ore ed ore di esercizi e regole ben precise che avevano lo scopo proprio di farlo rendere al massimo. Un amore senza regole è destinato a finire. Una fede senza regole è destinata a deludere. Si è grandi quando si ha la capacità di fare tesoro delle regole senza diventarne schiavi. Si è grandi quando si comprende l’efficacia della fatica senza guardare solo ad essa. Si è grandi quando non si scelgono scorciatoie ma lealmente si fa tutto ciò che è possibile fare per riuscire in qualcosa. Gesù non è un “figlio dei fiori” ma è il più grande allenatore di umanità che la storia abbia mai avuto. Ecco perché la scoperta della felicità che ci propone il cristianesimo non è a basso costo. Invece è a caro prezzo. Solo che Cristo si è messo a contribuire al pagamento, mostrandoci una strada, un motivo, un compimento, lì dove noi sperimentavamo solo limite, cadute, fallimenti. Non ci si libera di un problema evitandolo ma risolvendolo, prendendolo sul serio, affrontandolo. La Legge e i Profeti possono rappresentare anche un ostacolo nella nostra vita, perché ci fanno toccare i nostri limiti. Ma Cristo ci ha liberati dalla paura di guardare in faccia proprio i nostri limiti. In questo senso compie, non elude.
Delle volte vivere la fede ci mette in un circuito di ragionamenti, di pratiche, di riti, di meccanismi retorici in cui si può anche perdere il controllo. Dio, così, è tirato in mezzo per faccende che non centrano molto con Lui, e le nostre considerazioni molto personali d’un tratto diventano teologie dubbie che travestiamo di certezza e di devozione. Un credente non gioca con le parole. Il suo parlare deve essere molto chiaro e asciutto senza la preoccupazione di tenere contenti tutti: “Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno”. È il di più che poi alla fine ferisce, crea problemi, giudica, sparla, mette in cattiva luce, mistifica, stravolge. Aveva ragione la poetessa italiana Alda Merini quando scriveva: “Scegli con cura le parole da non dire”. È lo sparlare, il parlare a sproposito, il voler a tutti costi dire la propria su tutto, il pontificare in ogni occasione, l’ostentare sicurezze e certezze in ogni angolo complesso e problematico dell’esistenza. La fede ci invita a chiamare per nome le cose. A saper dire Si e No davanti alla verità o alla menzogna. Ci invita a misurare il potere tremendamente distruttivo che delle volte possono avere le nostre parole, specie poi quando queste parole vengono da chi dice di appartenere a Lui, di essere Suo, di credere nel Suo Vangelo. Un cristiano dovrebbe parlare poco, e quando parla dovrebbe farlo sempre per dire il bene, per benedire appunto. E se è costretto a dire il male lo deve fare facendo sempre molta attenzione a non farlo alla maniera del diavolo che confonde peccato e peccatore. C’è una misericordia anche della lingua e la maggior parte del modo di esprimere la sua misericordia è racchiusa in una parola poco frequentata, la parola silenzio. Invidio sempre chi sa mostrare un’attitudine al silenzio. È come una grande sinfonia dove le pause, i respiri, rendono le note più chiare, più belle, più orecchiabili. Chi parla poco e bene rende più significativo ciò che dice. Don Luigi Maria Epicoco
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