INDOVINA CHI VIENE A PRANZO PAOLO PARADISO SINDACO DI TRICARICO O
Автор: Lucania.tv
Загружено: 2026-01-31
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Di recente la sua uscita dal Pd ha trovato ampio spazio nella cronaca politica. Paolo Paradiso, 45 anni, pettinatura alla Andy Wharol, dal 2023 è il sindaco di Tricarico (Matera).
d - Oggi (mentre parliamo) è martedì. Ci doveva essere il consiglio regionale, ma è stato rinviato “a data da destinarsi”. Due righe di comunicato, per il momento, in cui non viene spiegato il motivo. Sindaco, sono cattivo io, se penso che il motivo potrebbe essere la discussione sulla revisione della legge sui “mini-vitalizi”?
r - Qualcuno, molto più bravo di me, anni fa diceva che a pensare male si fa peccato. Probabilmente il motivo può essere quello, ovvero un possibile non-accordo tra le forze politiche all’interno del Consiglio. In generale, tutta la questione “indennità differite” è stata gestita male dal punto di vista comunicativo, perché nel merito ci può anche stare una soluzione del genere. Però ci sarebbe dovuta essere una maggiore condivisione, sia all’interno del consiglio regionale, sia con le forze sociali e con la cittadinanza.
d - Lei dice: la misura dell’indennità differita, come concetto, ci può anche stare, però è stata pensata male.
r - È stata pensata male nel proporla in quel modo in consiglio regionale: arriva un emendamento poco discusso da quello che si legge portato il 18 dicembre e tenuto quasi nascosto. Quindi probabilmente questo ha fatto indispettire maggiormente le forze sociali e la popolazione. È stata però portata male anche dall’opposizione, che ha detto NO con chi era presente (nonostante qualcuno si sia astenuto), ma all’esterno non ha avuto la forza necessaria. Tant’è che si è resa necessaria una trasmissione televisiva, per far emergere quello che era successo.
d - Quindi l’opposizione non è stata brava a far emergere lo scandalo?
r - Io non lo chiamo “scandalo” di per sé, ma da parte della minoranza non c’è stata quella forza: se c’era la convinzione del no, non c’è stata la forza.
d - Quindi lei ritiene che comunque una forma di pensioncina, così come è stata pensata, sia ragionevole?
r - È ragionevole nel momento in cui c’è l’impegno a portare avanti il ruolo istituzionale che si è chiamati a ricoprire. A chi lascia o trascura –inevitabilmente- quello che è il suo lavoro (seppur in maniera momentanea), deve essere giustamente riconosciuto l’impegno, ammesso che sia reale e concreto. Basti pensare al tasso di assenteismo che c’è all’interno del Parlamento, con gente che va oltre il 90% di assenze! Il cittadino vuole essere rappresentato adeguatamente e chi ci rappresenta deve essere adeguatamente retribuito, perché la Costituzione l’ha pensata bene; la misura serve a tutelare il cittadino dagli scandali, dalla corruzione, dalla concussione.
d - Però la retroattività e la reversibilità non sono misure come minimo antipatiche?
r - Lo sono, per questo dico che ci sarebbe voluta una maggiore condivisione all’interno del Consiglio regionale.
d - Adesso veniamo a una questione che la riguarda più direttamente: l’uscita dal Pd. Lei ha riconsegnato la tessera perché non ha condiviso- all’esito delle elezioni provinciali- l’assenza di una lista rappresentativa della collina materana. Quindi ha votato la sindaca di Garaguso (la Bilotta, che era nella lista di FdI – ndr).
r - Sì.
d - E però dal punto di vista di chi legge le notizie, non si proietta l’immagine del “solito Pd”, autolesionista e litigioso?
r - Noi chiedevamo ma anche in direzione provinciale si era andati su questa direzione un candidato del mare e un candidato della montagna. Così non è stato, perché alla fine è stato individuato il segretario provinciale, che come sintesi politica è anche corretta. Quello che non andava bene è il metodo.Non è stato così, e pertanto dovevo scegliere tra andare a votare per “Paolo” o per il “Sindaco”. Ascoltando i bisogni della popolazione, non ho potuto fare altrimenti che andare nella direzione del “Sindaco”. E quindi per coerenza, ho ritenuto opportuno consegnare la tessera del partito al mio segretario.
d - E’ un gesto di provocazione o è definitivo? Sa, perché in questi casi i maligni pensano che è un modo per chiedere altre cose.
r - No, non sono abituato a fare gesti provocatori o per chiedere altro. Non so se è definitivo, ma in questo momento non mi sento di appartenere al Pd; non perché non credo più in quello che rappresenta, ma perché non condivido il modo in cui il Pd cerca la rappresentanza. Ci deve essere una maggiore condivisione.
d - Rigiro la domanda: cosa deve accadere perché lei rientri nel partito?
r - Perché io ci ripensi, ci deve essere qualcuno che rappresenti un’area, a livello istituzionale; a livello meramente partitico, deve accadere che il partito torni a svolgere la sua funzione di ascolto e condivisione degli organi partecipati interni.
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