Le Biancane, il cuore geotermico della Toscana - Saverio Pepe
Автор: Viaggio portatile. Anima commestibile.
Загружено: 2015-06-29
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ll Parco Naturalistico de Le Biancane si colloca in un’area naturale poco distante dal centro abitato di Monterotondo Marittimo, dove la Provincia di Grosseto confina con quella di Pisa e rappresenta un percorso tra le manifestazioni geotermiche più significative e la storia dello sfruttamento di questa “energia sotterranea” da parte dell’uomo.
Le Biancane sono un sito particolarissimo, in cui l’azione della geotermia ha trasformato profondamente il paesaggio, ridisegnandolo con forme e colori che creano un contesto davvero affascinante ed unico nel suo genere. Dal Lagone Cerchiaio, coi vecchi lavatoi, alla Sorgente di Chiorba ed alla Sorgente dell’Acqua Forte, si sale fino all’area delle Biancane, la zona più suggestiva.
Qui si possono vedere da vicino alcune manifestazioni geotermiche dalle forme spettacolari: il calore del nucleo terrestre che sale verso la superficie da origine a fenomeni naturali spontanei, come soffioni, putizze e fumarole. Non a caso, il grande soffione che sovrasta il paese e con la sua mole costituisce un po’ il punto di riferimento del nostro sguardo e la “cifra”, il simbolo di questo comune.
Il vapore, che esce dal suolo ad una temperatura di circa 100 °C, è composto in prevalenza da vapore acqueo, unito ad una moltitudine di gas, tra cui l’acido solfidrico, responsabile dell’odore non proprio gradevole di tutta l’area geotermica. I fluidi geotermici hanno inoltre aggredito le rocce, mutandone la composizione ed il colore e creando manifestazioni naturali di vario tipo, come cristallizzazioni di zolfo nativo o incrostazioni dovute all’ossidazione dell’acido solfidrico.
Passeggiare tra queste rocce, avvolti dal calore che da esse si sprigiona e dal vapore che in molti punti fuoriesce dal terreno, dà l’impressione di essere in un paesaggio irreale, magico, non terrestre. Anche il silenzio che domina in questo luogo un po’ appartato, intervallato ogni tanto da sibili e sbuffi, contribuisce ad una sensazione di curioso spaesamento.
Un paesaggio peraltro, che cambia di continuo: e se un momento è dominato dai toni grigi della roccia offuscata dai candidi vapori, l’attimo dopo è di un bianco abbagliante interrotto solo dal verde scurissimo di qualche pianticina coraggiosa, ed ancora, pochi passi più avanti, esplode in una miriade di colori, quasi fosse la tavolozza di un pittore che si sia divertito a giocare con tutti i pigmenti che la natura può offrire.
Ed è proprio questa la sensazione che si ha guardando certi scorci: quella di un foglio bianco (ed il nome del Parco deriva proprio dalla colorazione predominante delle rocce) su cui il paesaggio sia stato dipinto con sfumature infinite di verde, di rosso, di giallo.
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