Dolce Alieno Sensibile
Автор: Paolo Ticca
Загружено: 2026-01-13
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Seconda traccia estratta dal mio secondo disco di musica elettronica, Acquaverde, secondo ed ultimo capitolo (?) della saga marina iniziata con Verdeacqua.
Sottotitolo: dal comodo (ingenuamente autoassolvente) idealismo infantile, massima ambizione della “cultura” (ahah) dominante, al realismo adulto. Consumiamo cose, persone e luoghi come rito di allontanamento dalla consapevolezza del consumo e deperimento continuo del nostro corpo ipersessualizzato, nostro unico dio, per evitare anche solo di pensare allo scomodo, screditato, odiato (ma unica forma di sopravvivenza della specie) realismo adulto, concetto quasi inconcepibile per la nostra generazione, cresciuta a pane e impotenza dalla pedagogia del nostro egemone culturale americano (comunque a furor di popolo, bisogna dirlo, ed in ogni caso poteva andarci anche peggio, pensiamo ad una egemonia sovietica). Condannati a non accettare la morte, la vecchiaia (ma poi d’altronde con questo SSN chi ci arriverà mai?) ad emozionarci e scalciare solo per il breve termine e l’effimero, arresi (e partecipi) al trionfo dell’estetica sull’etica, della pubblicità sulla sostanza, convinti che l’estinzione sia meglio dell’imparare ad affrontare gli inevitabili problemi e paradossi della vita, visti invece come un’assurdità da eliminare (ma, a guardar meglio, unica fonte di crescita personale e collettiva dalla notte dei tempi). Figli di un popolo (e di una lingua) che muore convinto di vivere, nel più classico dei “fin qui tutto bene”. Fortunatamente, però, ogni tanto trovo qualcuno che crede ancora al futuro, che non si è arreso all’eterno presente, alla debolezza, all’asimmetria. Attualmente non sono tra questi rari eletti, ma ci vorrei arrivare, con la giusta compagnia.
Questo e altro nelle musiche elettroniche del mio lavoretto senza pretese, un pochino più raffinato del precedente, un pochino più malinconico, un tipo di malinconia attiva che nella cultura russa viene definita Toska: per me l’apice dell’integrazione tra emozione-ideapura-fisicità, massima possibilità di coesistenza conflittualmente pacifica tra individuo e società, evitando la sclerosi dell’uno sull’altra e dell’altra sull’uno.
Se siete arrivati a leggere fino a qua vi abbraccio, vi auguro il Dubbio.Prima traccia estratta dal mio secondo disco di musica elettronica, Acquaverde, secondo ed ultimo capitolo (?) della saga marina iniziata con Verdeacqua.
Sottotitolo: dal comodo (ingenuamente autoassolvente) idealismo infantile, massima ambizione della “cultura” (ahah) dominante, al realismo adulto. Consumiamo cose, persone e luoghi come rito di allontanamento dalla consapevolezza del consumo e deperimento continuo del nostro corpo ipersessualizzato, nostro unico dio, per evitare anche solo di pensare allo scomodo, screditato, odiato (ma unica forma di sopravvivenza della specie) realismo adulto, concetto quasi inconcepibile per la nostra generazione, cresciuta a pane e impotenza dalla pedagogia del nostro egemone culturale americano (comunque a furor di popolo, bisogna dirlo, ed in ogni caso poteva andarci anche peggio, pensiamo ad una egemonia sovietica). Condannati a non accettare la morte, la vecchiaia (ma poi d’altronde con questo SSN chi ci arriverà mai?) ad emozionarci e scalciare solo per il breve termine e l’effimero, arresi (e partecipi) al trionfo dell’estetica sull’etica, della pubblicità sulla sostanza, convinti che l’estinzione sia meglio dell’imparare ad affrontare gli inevitabili problemi e paradossi della vita, visti invece come un’assurdità da eliminare (ma, a guardar meglio, unica fonte di crescita personale e collettiva dalla notte dei tempi). Figli di un popolo (e di una lingua) che muore convinto di vivere, nel più classico dei “fin qui tutto bene”. Fortunatamente, però, ogni tanto trovo qualcuno che crede ancora al futuro, che non si è arreso all’eterno presente, alla debolezza, all’asimmetria. Attualmente non sono tra questi rari eletti, ma ci vorrei arrivare, con la giusta compagnia.
Questo e altro nelle musiche elettroniche del mio lavoretto senza pretese, un pochino più raffinato del precedente, un pochino più malinconico, un tipo di malinconia attiva che nella cultura russa viene definita Toska: per me l’apice dell’integrazione tra emozione-ideapura-fisicità, massima possibilità di coesistenza conflittualmente pacifica tra individuo e società, evitando la sclerosi dell’uno sull’altra e dell’altra sull’uno.
Se siete arrivati a leggere fino a qua vi abbraccio, vi auguro il Dubbio.
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