Mons. Francesco Milito a seguito dell'ennesimo incendio alla tendopoli di S. Ferdinando
Автор: Diocesi OppidoPalmi
Загружено: 2019-02-16
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Il video e il testo integrale dell'intervento di Mons. Francesco Milito - prima del Concerto di Mons. Frisina - a seguito dell'ennesimo incendio alla tendopoli di S. Ferdinando dove ha perso la vita Moussa Ba, un 29enne di nazionalità senegalese.
TESTO INTEGRALE:
«"Maestro, qual è il primo di tutti i comandamenti?" "Cosa leggi nelle Scritture?" "Ascolta Israele, Shema’ Israel. Il primo è: Amerai il tuo Dio con tutte le forze… E il secondo: Amerai il prossimo tuo come te stesso"». Il primo comandamento è "Shema’ - Ascolta", perché se c’è l’ascolto si comprende il messaggio di chi parla e dunque si comprende pure la reazione di chi vuole ascoltare e di chi non vuole ascoltare.
Bene. Questa sera permettete che questo Shema’ risuoni in questa Chiesa e in tutta la Diocesi con una nota di grande sofferenza. Mentre noi viviamo un momento bello perché quando la musica unisce e i cori sono insieme, il canto ci eleva. Il ritrovarsi da diverse parti dice veramente unità.
Ma abbiamo dentro il dolore di quanto successo questa notte e ancora una volta ciò è avvenuto perché "Shema’ Israele" sembra tradursi in: "Israele non fare lo scemo", che è diverso.
C’è soltanto una parola, URGENZA, intervenire senza ulteriori promesse. Tre morti in pochi mesi sono troppi, è un eccidio, un’ecatombe potrebbe sempre succedere se persone fuori di testa, girando per quel che si chiama la cosiddetta "Tendopoli", buttassero un po’ di fuoco e sarebbe un rogo umano.
Siamo consapevoli delle complessità che esigono certe operazioni perché le persone non sono pacchi da spostare, da trasferire, da allocare come se fossero animali.
Sappiamo bene che cosa significa dialogare con culture diverse, con vite avvinghiate da sofferenze interiori, da dolori che noi spesso neanche immaginiamo ma sappiamo pure che un’Italia che si dice essere accogliente e civile non può sopportare in questa zona ciò che da oltre un decennio sta avvenendo.
L’Italia è ospitale, lo è la Calabria, tanto più questa Diocesi, che quando in alcuni suoi membri come cittadini, reagisce in un certo modo, non lo fa perché razzista ma perché forse è stanca di tutto questo. Il bene che la Chiesa ha fatto da sempre conosce situazioni precise. La Caritas Diocesana è in questi posti come un presidio permanente, ed è proprio di questi giorni la progettazione di un presidio di accoglienza della Caritas Italiana.
Devo ricordare che sei anni fa all’inizio del mio ministero è bastato invitare la Diocesi per mille coperte, ne sono arrivate tre mila e, senza chiedere offerte, qualcuno ha fatto la sua parte. È bastato – scusate se il riferimento è a chi vi parla – che ci si intendesse con la Caritas Italiana, per avere 40.000 euro che nessuna istituzione poteva o voleva trovare, salvo avere offerte successive che abbiamo rifiutato.
Ma su vestiti che sono strappati non si mettono toppe: lo dice il Vangelo. É necessario far cose nuove, far le cose bene. La parola è una: "URGENZA" e dunque senza perdere ulteriore tempo.
Ce lo diciamo perché ogni morto può stare sulla nostra coscienza o di chi non fa nulla. A me non interessa questa sera, né alla nostra Chiesa, riferirmi a proclami politici anche nazionali – ognuno fa il suo dovere –, a me interessa ribadire che quelli che sono i diritti nativi dell’uomo, di ogni uomo, senza colore, siano rispettati.
Questa sera forse, ma non si possono prevedere le cose – il Maestro Frisina forse mi darebbe ragione – avremmo potuto fare un concerto di spirituals, dove tanti sentimenti negli ultimi secoli, in una musica dolente e struggente, ma grande di speranza hanno cantato le proprie pene, come quelle dei nostri fratelli in questi anni.
Permettete che questo accorato intervento – oggi mi hanno fatto tre interviste, questa mattina a Radio Vaticana e ADNKronos, oggi pomeriggio Radio InBlu – io lo faccia per la nostra Diocesi perché domani in tutte le Chiese nella preghiera dei fedeli ci sia una intenzione per il nostro fratello senegalese, per le autorità civili, perché nel rispetto dei ruoli e delle difficoltà, che si incontrano, sappiano continuare ad essere solleciti per dire "BASTA!" a questa situazione.
E adesso in un minuto di silenzio, in piedi, preghiamo per questo.
Mons. Francesco Milito
16 febbraio 2019
Chiesa S.Gaetano Catanoso - Gioia Tauro
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