7. Kant: la deduzione trascendentale
Автор: Laura Pirotta
Загружено: 2020-02-05
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La deduzione trascendentale si occupa proprio di giustificare l’esistenza di queste categorie, bisogna proprio: dedurle.
Quindi occorre giustificare l’uso delle categorie proprio perché, come abbiamo detto nella precedente lezione, sono indipendenti dalla realtà ma allo stesso tempo la ordinano.
Kant, dice che l’uso delle categorie deve essere: dedotto.
Perché la “deduzione”, in tribunale, vuol dire “dimostrare la legittimità di una questione di fatto”, ed è proprio quello che lui voleva fare, porre sotto il giudizio del tribunale l’intera conoscenza umana e dimostrare il suo funzionamento.
Quindi le categorie come abbiamo visto sono dei concetti a priori attraverso i quali l’uomo è capace di conoscere e la loro appartenenza alla sfera del pensiero va giustificata.
Qui, Kant introduce un concetto IMPORTANTISSIMO: L’Io Penso.
L’Io penso non è altro che un luogo in cui tutti i processi conoscitivi avvengono, ovvero è una condizione NECESSARIA per la conoscenza.
Quindi:
La condizione necessaria del conoscere è possedere un luogo dove le informazioni vengano ordinate (processo chiamato “sintesi della conoscenza”), ovvero l’Io penso, e poi che la conoscenza sia di qualcuno, ovvero che ci sia un soggetto in grado di pensare per conoscere, chiamato “soggetto pensatore”.
Dunque ammesso che esista un luogo in ogni soggetto pensatore (Io penso), capace di far conoscere le informazioni ordinando le percezioni esterne, arriviamo alla conclusione che esso sia la “coscienza del conoscere”, ovvero quella che Kant chiama: AUTOCOSCIENZA (o appercezione trascendentale).
Deduzione trascendentale
a) L’appartenenza delle categorie sia alla sfera del pensiero sia alla realtà, deve essere giustificata (dedotta)
1) La deduzione in tribunale è la dimostrazione della legittimità di una questione di fatto
2) Occorre giustificare l’uso delle categorie dato che ordinano l’esperienza ma sono da essa indipendenti
b) L’Io penso
1) La condizione necessaria del conoscere è che esista uno spazio logico in cui le categorie si ordinano (processo di sintesi della conoscenza), bisogna presupporre quindi che la conoscenza sia di qualcuno (di un soggetto pensatore).
2) Esso è la coscienza del conoscere
→ appercezione trascendentale
→ autocoscienza
c) Superato il problema di Hume: l’Io è un fascio di percezioni
1) Secondo Kant non è una sostanza, ma solo una funzione dell’intelletto, perciò esiste solo nel processo conoscitivo. E non è individuale, bensì generale.
2) L’unificazione dei dati empirici non sta nell’oggetto (nell’esperienza) ma nel soggetto capace di unificare a priori
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