Tomba Lorenzo Bandini (1935-1967).Pilota Formula Uno. Scuderia Ferrari. Morto al GP di Montecarlo.
Автор: A Memento Mori
Загружено: 2025-08-30
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Il tragico incidente mortale a Montecarlo
La Ferrari scelse di non presentarsi al Gran Premio del Sudafrica ed esordì nel secondo appuntamento mondiale, a Monte Carlo.
Qualificatosi in seconda posizione alle spalle di Jack Brabham, Bandini scattò bene al via e riuscì a prendere il comando. Di lì a poco l'australiano si ritirò per un cedimento al motore e la sua macchina lasciò una vasta chiazza d'olio sull'asfalto. Il gruppo degli inseguitori, avvedendosi del problema, riuscì a evitarla senza problemi significativi, mentre al passaggio successivo Bandini (ignaro di tutto) la prese in pieno e slittò, Denny Hulme e Jackie Stewart lo sopravanzarono alla chicane e prima della curva del Tabaccaio. Stewart poi dovette a sua volta ritirarsi e l'italiano iniziò a recuperare terreno: al 61º dei 100 giri previsti fece segnare un distacco di appena 7,6 secondi dal battistrada neozelandese.
A questo punto la Ferrari numero 18 incontrò i doppiati Pedro Rodríguez e Graham Hill: il primo si fece facilmente superare, mentre il secondo (forse memore dei fatti del Gran Premio del Messico 1964) lo ostacolò per diverse tornate, facendo nuovamente aumentare il distacco da Hulme.
Superata anche la Lotus, Bandini era tuttavia spossato: la sua guida si fece meno precisa e nei giri seguenti il divario crebbe fino a 20 secondi. I meccanici Ferrari inoltre notarono che egli aveva smesso di dare i convenzionali cenni d'assenso ai cartelli esposti ad ogni passaggio sul traguardo.
All'82º giro si consumò la tragedia: Bandini s'immise nel settore del lungomare a velocità nettamente superiore rispetto a quella canonica: nell'approcciare la chicane del porto sbagliò la traiettoria e il mozzo posteriore della sua Ferrari colpì una bitta di ormeggio delle navi (non protetta e nascosta da uno striscione pubblicitario della Shell). La vettura divenne ingovernabile e in uscita dalla chicane si staccò da terra, atterrando poi capovolta qualche centinaio di metri più avanti ed esplose, incendiando anche le balle di fieno poste a bordo pista.
I soccorsi furono lenti e caotici, anche perché i commissari e i vigili del fuoco, vedendo gli striscioni strappati a bordo pista, credettero inizialmente che il pilota fosse stato sbalzato fuori dalla vettura finendo in acqua (come accadde ad Alberto Ascari nel 1955), e molti di loro si misero quindi a scrutare le acque del porto.
Nel giro di qualche minuto, notando l'inconcludenza dei soccorritori e intuendo la vera natura dell'incidente, il principe Juan Carlos di Borbone e il pilota Giancarlo Baghetti, amici di Bandini, che stavano seguendo la gara proprio in quel punto, scavalcarono le transenne e richiamarono i pompieri verso la monoposto in fiamme. Per estinguere l'incendio e raddrizzare l'auto ci vollero ulteriori tre minuti e mezzo, e solo allora si scoprì che il pilota, ormai in stato comatoso, era rimasto intrappolato all'interno della Ferrari. Bandini venne estratto dal veicolo e trasportato d'urgenza all'ospedale del Principato di Monaco: gli venne diagnosticata una profonda ferita alla milza e ustioni su oltre il 60% del corpo. Ogni tentativo dei medici di salvargli la vita risultò però vano e Lorenzo Bandini morì il 10 maggio, senza aver mai ripreso conoscenza dall'incidente.
Le indagini aperte dopo l'incidente fecero chiarezza sulle cause. Come prima causa fu individuata la stanchezza di Bandini, intuibile dal fatto che il cambio della vettura era stato trovato con la quinta marcia ingranata (mentre all'ingresso della chicane si doveva usare la terza). Nondimeno gli inquirenti contestarono la scarsa sicurezza e le deficienze organizzative del Gran Premio monegasco: lungo il tracciato era infatti comune trovare lamiere metalliche e bitte per l'ormeggio delle navi (sovente non protette e dunque pericolosissime se colpite dalle monoposto in velocità), mentre l'impiego di balle di fieno a scopo protettivo aveva la controindicazione di facilitare lo sviluppo di roghi. Dal canto loro i soccorritori, oltre che inconcludenti, erano sprovvisti di indumenti ignifughi e dotati di estintori poco capienti, non potendo dunque far fronte a un incendio di vaste proporzioni.
La morte di Bandini, pilota molto popolare a livello internazionale, suscitò una vasta impressione e persino papa Paolo VI pronunciò un pubblico messaggio di cordoglio l'11 maggio 1967:
«[...] non possiamo non dire la commozione con la quale anche noi abbiamo appreso la notizia della morte di un grande automobilista: Lorenzo Bandini, al quale mandiamo il nostro suffragio e al quale dedichiamo questo nostro incontro [...][12]»
Il funerale, cui presenziarono circa 100.000 persone, fu celebrato a Reggiolo il 13 maggio 1967;la salma venne poi tumulata nel cimitero di Lambrate a Milano, lungo il viale interno verso nord (peraltro non lontano dal civico 9 di via Cavezzali ove aveva fatto il meccanico d'auto).
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