PODCAST EPHEMERA FIRENZE_Emanuele Balestra: l'alchimista dei profumi da bere
Автор: Ephèmera Firenze
Загружено: 2026-02-12
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Ventiquattresimo episodio del Podcast L'Invisibile Addosso - Emanuele Balestra: l'alchimista dei profumi da bere.
Questo podcast è costruito come un racconto sensoriale in cui la mixology viene letta con lo sguardo (e il lessico) della profumeria. Il testo introduce la figura di Emanuele Balestra come “alchimista” capace di trasformare il cocktail in una fragranza da bere, spostando l’attenzione dall’idea di drink come semplice somma di ingredienti al concetto di esperienza aromatica completa, in cui l’olfatto precede e guida il gusto.
All’inizio, la narrazione mette a fuoco un parallelismo: il gesto del bartender viene accostato a quello del profumiere. Non si tratta di “decorare” il bicchiere con un aroma, ma di progettare scie, rilasci, anticipazioni. In questa prospettiva, il cocktail non inizia al palato: inizia “nell’aria”, nel momento in cui il profumo si solleva dal bordo del bicchiere e orienta l’attesa di chi sta per bere. Il profumo viene descritto come architettura invisibile della bevanda, capace di dare profondità, creare tensione narrativa e predisporre la memoria.
Il contenuto entra poi nel metodo: Balestra viene presentato come un autore che considera l’elemento olfattivo strutturale, alla pari di vetro, ghiaccio e alcol. Il testo elenca gli strumenti del suo “laboratorio aromatico” — idrolati, oli essenziali, fiori freschi, piante officinali, tinture — e sottolinea che molte materie prime vengono coltivate direttamente nel suo orto botanico sul tetto dell’Hotel Barrière Le Majestic di Cannes. Questo dettaglio non è ornamentale: serve a mostrare una filiera breve e controllata, in cui la botanica diventa parte della firma creativa e della coerenza sensoriale del progetto.
Un passaggio centrale descrive i cocktail come rituali multisensoriali: la fragranza non resta confinata al bicchiere, ma viene portata sul corpo e nello spazio, attraverso gesti precisi (nebulizzazioni agrumate che “aprono il respiro”, gocce su bordo del bicchiere per creare persistenza, elementi aromatici applicati o massaggiati sulle mani, dettagli vegetali che sfiorano la pelle). In questa impostazione, il profumo è trattato come linguaggio di accoglienza e come veicolo emotivo: non “aggiunge” gusto, ma lo anticipa e lo trasfigura, rendendo la bevuta un’esperienza narrativa.
L’episodio propone poi un esempio evocativo — il cocktail alla verbena — usato come scena dimostrativa. Il testo lo descrive come una contemplazione prima ancora che una consumazione: verbena lavorata con cura (raccolta, trattata e distillata a freddo), miele caldo, timo selvatico, gelsomino in fiore, lavanda. L’obiettivo del quadro non è fornire una ricetta, ma far capire come il cocktail venga raccontato come paesaggio chiuso in vetro: un’immagine di Provenza, un giardino che respira, una scia che resta anche quando il bicchiere è vuoto. L’esempio rafforza l’idea chiave dell’episodio: ciò che conta non è solo la durata del profumo nel drink, ma la durata dell’emozione nella memoria.
Nell’ultima parte, l’episodio assume una tonalità di riflessione: innovare, nel mondo dei cocktail, non viene ridotto a effetto speciale o tecnologia, ma viene definito come lavoro su memoria, identità, coraggio. Balestra è raccontato come qualcuno che sceglie “la via opposta” rispetto alla moda dei drink facili o standardizzati: stagionalità, tempo, clima, materia viva raccolta al momento (gelsomino colto all’alba, verbena come fiore e non come aroma). In questa prospettiva, la botanica — spesso marginale nel vocabolario del bar — diventa l’origine necessaria dell’olfatto, quindi la base reale dell’emozione.
La chiusura riporta il racconto dentro una visione: l’episodio prefigura un futuro in cui i bartender studiano botanica con la stessa serietà con cui studiano le misure, i “nasi” entrano nei bar come entrano nei laboratori, e i clienti scelgono un cocktail non solo per nome o immagine, ma per la scia che lo precede. Il testo termina con un invito immaginifico: se un profumo arriva prima del sorso, non è qualcuno che lo indossa, ma il drink stesso; e collega questa idea al laboratorio olfattivo narrante, che si presenta come luogo in cui si coltivano esperienze e “poesie liquide”, con un richiamo finale a Firenze come approdo coerente della visione.
Dal punto di vista contenutistico, l’episodio è quindi una sintesi tra poetica e metodo: usa immagini forti per far percepire una tesi concreta — il cocktail come progetto olfattivo — e sostiene quella tesi con elementi di pratica (materie prime, coltivazione, tecniche di estrazione, rituali di servizio, costruzione della scia).
VOICE: @fjd.prod
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