Gioiosa Ionica - Area Archeologica del "NANIGLIO".
Автор: Luciano Linares
Загружено: 2017-04-03
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Fuori dal centro storico della cittadina di Gioiosa Ionica si trova la Villa romana del Naniglio, edificata verso la fine del I sec. a.C. e che raggiunse il massimo splendore intorno al III sec. d.C., per poi subire un lento e progressivo abbandono nei secoli successivi. La pianta è organizzata secondo un corpo principale di forma allungata, con annessi alle estremità due corpi più piccoli. Gli scavi archeologici, condotti tra il 1981 e il 1986 da Alfonso de Franciscis, hanno messo in luce il settore inferiore del complesso. L’elemento di grande interesse, per l’eccezionale stato di conservazione, è la grande cisterna ipogea a tre navate, alla quale si accedeva in antico dal livello superiore per mezzo di una scala a chiocciola. La copertura della cisterna è costituita da un insieme di volte a crociera, sorrette da otto pilastri quadrati disposti in due file. Alle due estremità di questo settore residenziale si trovano alcuni ambienti, con pavimenti a mosaico policromo a motivi geometrici e intonaco dipinto sulle pareti. Scavi condotti di recente (2010), ma ancora inediti, hanno messo in luce un’ampia sala ottagonale e diverse canalizzazioni, una delle quali si collegava probabilmente alla cisterna. Nella zona a Sud di quest’ultima si trova inoltre un complesso di ruderi non ancora scavato, che corrisponde al quartiere termale monumentale cisterna ipogeica di età Romana (I-V sec. d. C.) è costituita da tre navate scandite da pilastri da cui si genera la copertura con volte a crociera.
Fonte: http://www.beniculturali.it/mibac/exp....
Il nome Nanigghiu, (nel dialetto locale) deriva dal greco senza sole, si addice ad un locale sotterraneo, appunto una cisterna, che la popolazione locale, già in epoche remote, visitava come rudere e lo denominava “li Bagni”.
Uno dei punti nevralgici della villa è appunto la cosiddetta cisterna ipogea a tre navate, realizzata scavando il terrapieno retrostante. L’ambiente ben conservato, testimonia la messa in opera “a regola d’arte” delle cosiddette “piscine” utili alla raccolta di acqua e sembra avere avuto una capienza di circa 580 mc di acqua, di cui, sugli intonaci perimetrali, a tutt’oggi si leggono le tracce del livello dell’acqua contenutavi all’interno. Di notevole interesse, nella fase di scavo archeologico, è risultato anche la messa in luce di parte del sistema di canalizzazione delle acque convogliate lungo dei “canali” disposti regolarmente lungo le strutture murarie della villa e realizzati con sezione ed inclinazione utili ad evitare un’eccessiva velocità delle acque ed una conseguente erosione delle pareti di contenimento dello speco.
Fonte: http://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q...
Da poco sono stati effettuati interventi di conservazione, tutela e messa in sicurezza della cisterna romana
Articolo sul Naniglio, redatto dal Dr. Antonio Larosa sul giornale online "Ciavula":
http://ciavula.it/2017/04/il-naniglio...
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