Aborto libero e sicuro
Автор: Non Una Di Meno Milano
Загружено: 2020-12-17
Просмотров: 103
Описание:
In questi giorni sono apparsi dei cartelloni in tutta Italia che paragonano la pillola RU486 al veleno. Al posto di questi manifesti attacchiamo il kit informativo di Non una di meno sul l'interruzione volontaria di gravidanza, e con quest'azione vogliamo anche fare luce su cos'è la Ru486 e perché è fondamentale tutelarne l'accesso. Invitiamo ad attaccare la prima pagina del kit con qr code per il download in ogni dove, per costruire la nostra città transfemminista, insieme.
qui trovi il kit: https://nonunadimenomilanoblog.files....
La RU486 è una pillola a base di mifepristone ed è una delle due pillole necessarie a effettuare una interruzione gravidanza con metodo farmacologico.
L'aborto farmacologico è una procedura medica che si basa sull'assunzione di almeno due principi attivi diversi, il mifepristone (RU486) e una prostaglandina, a distanza di 48 ore l'uno dall'altro.
Il mifepristone, interessando i recettori del progesterone, necessari per il mantenimento della gravidanza, causa la cessazione della vitalità dell'embrione; l’assunzione del secondo farmaco, della categoria delle prostaglandine, ne determina l’espulsione.
Una forma di aborto considerata particolarmente sicura perchè non richiede anestesia e non comporta i rischi di un intervento chirurgico.
Utilizzato in Francia fin dal 1988, in molti altri paesi europei viene utilizzato dagli anni '90 e spesso viene somministrato anche fuori dagli ospedali, in consultorio o addirittura a domicilio, per garantire che ogni donna possa scegliere come abortire.
in Italia è permesso l'aborto farmacologico solo dal 2009 e fino a quest'anno era possibile solo fino al 49esimo giorno, nonostante l'OMS lo raccomandasse fino al 63esimo.
Le difficoltà ad introdurre l'aborto farmacologico in Italia (e non solo) derivano dall'idea conservatrice e cattolica che le donne debbano abortire con dolore, o meglio, che l'aborto farmacologico, per citare un dibattito in Regione Lombardia, "permette alle donne di abortire senza rendersene conto", come se le nostre scelte dovessere essere confermate dalla sofferenza che proviamo. Per questo, sempre fino a quest'anno, in molte Regioni era imposto un ricovero di tre giorni per l'aborto farmacolgico, a fronte del day hospital di quello chiururgico. Il risultato è che in Italia solo intorno al 5% delle interruzioni di gravidanza avvengono farmacologicamente.
Il Ministero della Salute il 12 agosto 2020 ha emanato un aggiornamento delle “Linee di indirizzo sulla interruzione volontaria di gravidanza con mifepristone e prostaglandine”. Le nuove linee guido prevedono il ricorso all’interruzione volontaria di gravidanza con metodo farmacologico con le seguenti modalità:
fino a 63 giorni pari a 9 settimane;
presso strutture ambulatoriali pubbliche adeguatamente attrezzate, funzionalmente collegate all’ospedale ed autorizzate dalla Regione, nonché consultori, oppure day hospital.
con queste nuove linee guida dovrebbe funzionare così:
Primo giorno: in day hospital, consultorio o ambulatorio, viene dato il primo farmaco (mifepristone) e la donna può andare a casa dopo 30 minuti.
Dopo 48 ore dall'assunzione del primo farmaco: in ambulatorio, consultorio o day hospital: è somministrato un antinfiammatorio per prevenire il dolore e il secondo farmaco abortivo, le prostaglandine (misoprostolo o analogo); dopo tre ore di osservazione, si valuta se somministrare un’ulteriore dose e dopo altre due ore la paziente viene dimessa.
Controllo: dopo 14 giorni dall’assunzione di prostaglandine, è necessario controllare con ecografia che l’aborto sia completo.
(purtoppo le linee guida non impongono un termine per essere accettate dalle Regioni)
Sono proprio queste nuove linee guida ad accendere l'attenzione sull'aborto farmacologico.
il disegno delle associazioni pro-vita (ma sarebbe meglio dire anti-scelta) è chiaro: l'aborto farmacologico spaventa perchè permette una maggiore autodeterminazione e spesso anche di non ricorrere ai medici e quindi di non rimanere vittime del ricatto degli alti tassi di obiezione di coscienza. L'obiezione di coscienza, in Italia, si aggira intorno al 70% e in alcuni ospedali è necessario ricorrere a personale esterno per le interruzioni volontarie di gravidanza. In Lombardia, inoltre, una legge regionale prevede che sia possibile l'obiezione di struttura (tutto il personale obiettore) negli ospedali e nei consultori privati convenzionati, nonostante sia espressamente vietato dalla legge 194.
L'obiezione è l'unico vero veleno, che impedisce di abortire in sicurezza e che mette a repentaglio la vita delle donne che non possono permettersi di abortire andando all'estero e che, quindi, ricorrono ad aborti autoprocurati spesso non sicuri.
Per questo abbiamo prodotto un kit che trovate sul nostro blog e
rivendichiamo #moltopiùdi194
https://nonunadimenomilanoblog.wordpr...
Повторяем попытку...
Доступные форматы для скачивания:
Скачать видео
-
Информация по загрузке: