La STORIA del GENERALE CARMINE CROCCO ♥ Il NAPOLEONE dei BRIGANTI del SUD ♥
Автор: Vito Panzella
Загружено: 2019-04-04
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Описание: Carmine Crocco nacque in Lucania a Rionero in Vulture nel 1830. Eroe del Sud, fu uno dei Briganti più abili che lottò contro l’invasore piemontese del Regno delle Due Sicilie. Figlio di un Pastore e di una Massaia, da piccolo il suo carattere fu forgiato da un triste episodio in cui un signorotto del paese picchiò la madre incinta e le fece perdere il bambino. In seguito il padre fu incarcerato perché accusato dal signorotto di aver tentato di ucciderlo. Per vivere fu costretto a fare il pastore in Puglia. Dopo aver salvato un nobile tornò a vivere a Rionero. Per 4 anni servì l’esercito borbonico, esperienza che formò la sua tattica di strategia bellica. Crocco, per vendicare l’onore della sorella, uccise un signorotto che l'aveva importunata. Arrestato, evase dal carcere e si unì a Garibaldi nella speranza di un’amnistia per i suoi reati e di migliori condizioni. Combatté nella Battaglia del Volturno, ma nonostante la vittoria di Garibaldi si rese conto che nessuna promessa era stata mantenuta, anzi che le condizioni peggioravano.Il Sud iniziò a subire il peso dell’invasione piemontese a guida dei sovrani francesi Savoia che saccheggiarono ogni risorsa. Le terre non furono distribuite al popolo, le tasse aumentarono, fu introdotta la leva obbligatoria militare. La classe borghese che aveva tradito i Sovrani Borbone conservò i suoi privilegi e si arricchì notevolmente a discapito del popolo che fu costretto a scegliere di emigrare, per la prima volta nella storia del sud, o di divenire brigante. Crocco fu fatto evadere dal carcere, grazie all’aiuto della famiglia dei Fortunato, zii di Giustino, uno dei più grandi meridionalisti di sempre. Una volta libero, intorno a lui, si raccolsero numerosi ribelli spinti dalla fame e dalle ingiustizie sociali in cui versava il Sud. Divenne il condottiero di una forte armata di uomini liberi, sostenuta anche dal Clero e da numerose famiglie fedeli alla dinastia borbonica, che mise in seria difficoltà il più numeroso e organizzato esercito invasore piemontese. Si guadagnò l’appellativo di Generale e Napoleone dei Briganti, il Generalissimo, e con lui lottarono per la libertà tanti valorosi uomini tra cui il celebre Brigante Ninco Nanco. Patrioti del Sud, li chiamarono Briganti, fecero tremare i Piemontesi. Mise sotto scacco un intero esercito invasore, conquistando numerosi comuni lucani dove veniva accolto con gioia dal popolo e dove si vendicò duramente nei confronti di chi aveva tradito il Sud. I paesi che accoglievano entusiasti i Briganti e gli davano cibo e ospitalità, quando vennero poi conquistati dalle truppe unitarie furono puniti con feroci rappresaglie, stupri e saccheggi, bastava il sospetto per radere al suolo interi villaggi senza risparmiare le donne e i bambini. Crocco restò l’unica speranza per un ritorno legittimo dei Borbone nel Regno delle Due Sicilie. Francesco II inviò il suo generale Borjes in soccorso di Crocco nel tentativo di rovesciare le sorti dell’invasione. Borjes voleva trasformare la sua banda in un esercito regolare, adottando disciplina e precise tattiche militari puntando alla conquista di Potenza per porre fine all’invasione Sabauda. Crocco era diffidente verso il generale spagnolo perché preferiva la guerriglia e temeva che volesse sottrargli il comando. Dopo una prima fase di alleanza, il generale spagnolo fu catturato e giustiziato in Abruzzo. Il Brigante Caruso si consegnò ai sabaudi e tradì Crocco svelandone tattiche e nascondigli. Crocco, vistosi ormai accerchiato, fuggì nello Stato Pontificio auspicando nell’aiuto del Papa. Cosa che non avvenne, infatti fu arrestato e imprigionato a Roma. Fu poi detenuto dai Francesi, poi nuovamente a Roma e infine con la presa di Roma nel 1870 in Italia. La sua fama era tale che, durante i suoi passaggi da una prigione all'altra, numerose persone accorrevano per poterlo vedere di persona. Nel 1872 fu condannato a morte, pena poi commutata nei lavori forzati a vita. Nel carcere di Portoferraio, dove in condizioni disumane fu incarcerato anche Passannante, il cuoco lucano che attentò al Re Savoia Umberto I, passò il resto dei suoi giorni. “Il Brigante è come la serpe se non la stuzzichi non ti morde” affermò in una celebre intervista nel carcere dove scrisse anche le sue memorie, tuttora oggetto di dibattito per i dubbi sulla loro autenticità. Sognava di morire nella sua Lucania e di essere sepolto a Rionero, ma questo suo desiderio purtroppo non si avverò mai. Morì nel carcere di Portoferraio nel 1905 senza nemmeno sepoltura, dei suoi resti, ancora oggi, non si sa che fine fecero. Ma la sua fama, le sue imprese e la sua lotta non sono state mai dimenticate dal Sud. Numerosi i libri, i film e le opere in suo onore. Oggi il suo volto, vera icona rivoluzionaria, è il simbolo della tifoseria della squadra di calcio della sua città natale di Rionero in Vulture. Onore al Generale, ai Briganti, ai Vinti e al Popolo del Sud che non si arrese e lottò per la libertà della propria terra.
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