Piccolo Spettacolo Città di Paliano - Serata a Paliano del 15.6.2012 - DSC_0365.MOV
Автор: Antonio Scalamandrè (Anto)
Загружено: 2012-06-20
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PALIANO, nonostante la vicinanza con Roma, ha tenuto sempre la tradizione profonda della ciociaria. La Ciociaria è una terra ricca di storia, amata dai Romani che vi eressero ville e terme, Frosinone privilegiata dai Monaci Benedettini per la difesa e la diffusione della cultura cristiana e dell'operosità contadina, terra di papi, di santi e di grandi famiglie nobili che se la contesero, attraversata da guerre, pestilenze, carestie, terremoti, invasioni, imposizioni. Ed è anche la patria degli antichi pastori-guerrieri, della transumanza, dei tratturi, dei briganti e degli emigranti, di una grande cultura agricolo-pastorale che continua a vivere nelle tradizioni ciociare.
Sacro e profano si mescolano nella cultura popolare ciociara, a testimonianza di come un popolo conservi nel suo dna l'anima degli antichi padri e questo sottile filo rosso delle tradizioni va tutelato perché rappresenta il segno della propria identità culturale.
L'abbigliamento è sempre stato particolare. A partire dalla speciale calzatura, la ciocia, che dà il nome al territorio ed è anche descritta da Virgilio, per finire al giubbotto, molto simile alla mastruca sarda. Il costume ciociaro però è soprattutto colore. Predominano i colori decisi e vivaci: il bianco, il nero, il rosso, l'azzurro, il giallo. Non esistono colori di mezzo. Il caratteristico copricapo bianco, lo stretto bustino di velluto o di seta, le ampie e lunghe gonne, lo zinale, la camiciola merlettata, con ampie maniche, i ricchi ornamenti della testa, i coralli del collo, i grandi orecchini d'oro a cascata.
E' questa la donna ciociara che i pittori dell'800 e dei primi anni del '900, non si stancheranno di ritrarre. Insieme ad essa un uomo che ha sostituito il giubbotto ed i calzoni di pelle di capra, con un giubbino più leggero di velluto e con dei calzoni di pelle di diavolo di Alatri, più corti, che si abbottonano sotto il ginocchio, a serrare i lunghi calzettoni di cotone sui quali si avvolgono le strenghe. Un cappello nero, a falde non larghe, un fazzoletto arabescato in rosso e piegato diagonalmente, appoggiato sulle spalle e chiuso con un nodo all'altezza del torace, una candida camicia di seta, la lunga fascia di lana o di cotone, che si arrotola alla vita per tenere i calzoni e per accogliere l'immancabile coltello a serramanico. Sia la donna che l'uomo, calzano le ciocie. Ed ancora oggi, così vestiti, in particolari festività ed in alcuni paesi della Ciociaria, è facile incontrarli.
La danza, per esempio, che una volta accompagnava la raccolta del grano, la spannocchiatura o la trebbiatura, la vendemmia, era un rito al quale, la sera, sull'aia, era difficile sottrarsi, nonostante le fatiche della giornata. Si ballava il saltarello al suono dell'organetto ed i danzatori a coppie o a gruppi di tre, quattro o più persone, tenendosi uniti con le braccia passate sulle spalle ed il corpo curvato in avanti, cadenzavano il tempo a piedi nudi, descrivendo dei cerchi sempre più veloci. In mezzo, il più bravo, ad interpretare liberamente il suono con salti sempre più alti, perchè tutti sapevano che più alto era il salto e più alto sarebbe cresciuto il grano.
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