Tremezzina (CO). Santuario della Beata Vergine del Soccorso e Sacro Monte di Ossuccio
Автор: Adani Alfredo
Загружено: 2017-06-18
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Il Santuario sorge allo sbocco della Val Perlana sulle falde del monte di Ossuccio a m. 420 s.l.m., in un territorio dalla forte valenza religiosa per la vicinanza del monastero di San Benedetto, eretto dai monaci benedettini nell’XI secolo all’interno della stessa valle, e dell’Abbazia dell’Acquafredda, edificata dai monaci cistercensi nel XII secolo in territorio di Lenno, sull’altro versante della valle.
Il Santuario ha origini antiche come testimoniato anche dalla presenza di una statua lapidea della Madonna datata al 1300, ora conservata in una cappella laterale della chiesa. La tradizione vuole che essa sia stata ritrovata nel sec. XVI, nascosta in un anfratto boscoso, da una pastorella sordomuta, che, in seguito al ritrovamento, avrebbe riacquistato l’udito e la parola.
Il prodigio avrebbe dato avvio ad una vivissima devozione popolare e al sorgere stesso del Santuario, costruito, appunto, nel luogo del ritrovamento della statua.
Nato dalla devozione popolare e costantemente abbellito grazie alla generosità degli abitanti, visse per secoli grazie all’opera dei suoi fabbricieri, molto spesso frati francescani che dividevano il proprio impegno fra la vita eremitica e la ricerca di nuovi fondi per il mantenimento e l’abbellimento della chiesa e del suo Sacro Monte.
Tra questi sono da ricordare in particolare Frate Lorenzo Selenato, terziario francescano promotore della costruzione del Sacro Monte, il cui luogo di sepoltura è segnalato da una piccola croce sul pavimento antistante la cappella; Frate Timoteo Snider, responsabile della fabbriceria dopo fra’ Selenato e probabile promotore della costruzione del viale e delle cappelle.
Nel XVII secolo, tra il 1635 e il 1710, il luogo è stato arricchito dal viale delle 14 Cappelle dedicate ai Misteri del Rosario e trasformato in un Sacro Monte. Quasi tutte le cappelle furono donate da ricche famiglie dell’epoca, in gran parte emigrate nelle terre dell’Impero; tra questi benefattori spicca la figura di Andrea Cetti di Lenno. In esse troviamo ben 230 statue in terracotta, gesso e stucco.
Nel 1720 al Santuario viene riconosciuta l’autonomia dalla Pieve di Isola. Diversi preti diocesani si susseguirono come Rettori del Santuario.
Dagli anni 1960-90 la conduzione del Santuario fu affidata a all’”Opera del Divin Prigioniero” fondata in quegli anni da don Giovanni Folci che fu rettore dal 1960 al ’63. Dal 1992 al 2014 il Santuario viene affidato all’ordine dei frati Minori Cappuccini della Provincia Lombarda.
Dotato di una propria autonomia giuridica e pastorale, il Santuario ha accresciuto via via il proprio legame anche con le parrocchie circostanti e con l’intera Diocesi, in particolare da quando Mons. Alessandro Maggiolini (Vescovo di Como dal 1989 al 2006) volle che il Santuario della Beata Vergine del Soccorso divenisse il Santuario diocesano dedicato alla preghiera per le Vocazioni. Con il settembre del 2014 la Diocesi di Como è tornata a prendersi direttamente cura del Santuario.
Il Complesso del Sacro Monte della B.V. del Soccorso di Ossuccio venne dichiarato dall’UNESCO Patrimonio dell’umanità nel 2003, insieme agli altri otto Sacri Monti di Piemonte e Lombardia.
La chiesa è l’edificio più antico del complesso del Sacro Monte di Ossuccio e punto terminale del percorso delle cappelle che illustrano i Misteri del Rosario. Per questo tutta la decorazione interna è incentrata sul tema mariano, e, in particolare, sulla celebrazione del XV ed ultimo Mistero: l’Incoronazione della Vergine.
Il santuario è stato realizzato non secondo un progetto unitario, ma è frutto di trasformazioni e ampliamenti eseguiti in momenti diversi.
La chiesa ha un impianto longitudinale disposto sull’asse ovest-est.
L’interno della chiesa è composto da un’unica navata suddivisa in quattro campate, coperte con volte a botte lunettate e decorate da pitture murali dedicate alla Vergine (l’Incoronazione della Vergine, l’Assunzione, e figure di Angeli con cartigli e di Angeli musicanti) inserite entro eleganti cornici in stucco. Nel corso del Seicento fu decorato con stucchi attribuiti allo stuccatore Giovanni Battista Muttoni, e dipinti murali attribuiti alla bottega di Salvatore Pozzi.
In controfacciata vi è un cartiglio in stucco realizzato da Agostino Silva con una iscrizione che ricorda la data di avvio di costruzione della chiesa (1537) e la data di consacrazione (1 agosto 1699) ad opera del vescovo Francesco Bonesana.
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