Zuppi consegna il Simbolo ai catecumeni
Автор: 12Porte
Загружено: 2026-03-02
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12PORTE - 5 marzo 2026: In occasione della seconda domenica di Quaresima, il Cardinale Zuppi ha celebrato la Messa in Cattedrale, durante la quale, i catecumeni adulti che nella prossima Pasqua riceveranno il Battesimo, hanno vissuto uno dei passaggi più significativi del loro itinerario: la consegna del Simbolo della fede, il Credo della Chiesa.
Nell’omelia del Cardinale ha accompagnato i catecumeni e l’intera assemblea a riscoprire il senso essenziale del “credere”, a partire dalla figura di Abramo, padre della fede. «Abramo riceve un invito: “Va’ verso la terra che io ti indicherò”. È la promessa fatta a chi crede nel Dio Altissimo, unico, ed è la stessa promessa che Gesù compie e rilancia, mandandoci fino agli estremi confini della terra».
Rivolgendosi direttamente ai candidati al Battesimo, il Cardinale ha sottolineato il carattere personale e libero dell’atto di fede: «“Io credo in Dio” è l’affermazione fondamentale. Nessuno vi costringe: è una scelta libera, un atto personale». Una fede che non è adesione a parole del passato, ma ascolto vivo di una Parola che continua a parlare oggi, perché – ha spiegato – «Dio parla, ha parlato e continua a parlare attraverso la sua Parola, il Verbo che si è fatto carne».
La fede, ha ricordato Zuppi citando la Lettera agli Ebrei, è «fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede» (Eb 11,1). E riecheggiando il pensiero di Papa Benedetto XVI, ha aggiunto che «gli occhi della fede sanno vedere l’invisibile e il cuore del credente sa sperare oltre ogni speranza, proprio come Abramo, che partì senza sapere dove andava».
Credere, ha insistito il Cardinale, non significa capire tutto, ma fidarsi: «Dire “io credo” vuol dire: mi fido di Te, mi affido a Te, Signore». Per spiegare questa fiducia, l’Arcivescovo ha richiamato una celebre immagine di don Oreste Benzi: come il cane che fa festa al padrone senza comprenderne i problemi, così il credente vive una relazione affettiva con Dio, fondata sull’amore prima ancora che sulla comprensione.
Nel rito battesimale – ha ricordato il Cardinale – la Chiesa chiede per tre volte: «Credete?». Non perché tutto sia già risolto, ma proprio perché ci si affida. È una fede che sostiene nelle prove, che conosce anche il dubbio, ma non lascia soli: Dio guida, accompagna, non abbandona. E questa fiducia, ha aggiunto, segna concretamente la vita, orientando le scelte quotidiane.
L’Arcivescovo si è soffermato sulla dimensione ecclesiale della fede: la Chiesa come madre, comunità di fratelli e sorelle che custodisce e trasmette la fede, aiutando a comprenderla e a nutrirla. Una appartenenza che diventa anche responsabilità: se siamo figli, siamo chiamati a prenderci cura della Chiesa madre.
Guardando al Vangelo della Trasfigurazione, il Cardinale ha indicato in Gesù la luce che vince ogni paura: una luce che non elimina le oscurità della storia e dell’esistenza – il peccato, la solitudine, la malattia, la violenza, la morte – ma le attraversa. Uno sguardo che si è aperto anche sull’attualità, con il richiamo alle guerre e alle tensioni internazionali: solo la luce del dialogo e della pace, ha ricordato Zuppi, può fermare la spirale della violenza.
«Nella notte più oscura – ha concluso – Gesù è la lampada che non si spegne mai». Un messaggio affidato in modo particolare ai catecumeni, che si preparano a rinascere dall’acqua e dallo Spirito nella Pasqua ormai vicina, ma consegnato a tutta la comunità come invito a rinnovare, ancora una volta, il proprio “io credo”.
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