arie da opere italiane
Автор: VERBOSOUND
Загружено: 2026-02-16
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ARIE DA OPERE ITALIANE - eseguite al pf.da Lorenzo Bavaj
00:00:00: G.Donizetti - L'Elisir d'amore " Una furtiva lagrima..."
“Una furtiva lagrima” è una delle arie tenorili più celebri dell’Ottocento romantico italiano. Si trova nel secondo atto dell’opera e rappresenta il momento di svolta emotiva del protagonista, Nemorino.
📖 Contesto drammatico
L’opera, rappresentata per la prima volta nel 1832, è un melodramma giocoso. Racconta la storia del timido e ingenuo Nemorino, innamorato della ricca e capricciosa Adina, che si lascia convincere dal ciarlatano Dulcamara ad acquistare un presunto “elisir d’amore” (in realtà semplice vino).
Nel secondo atto, Nemorino vede sul volto di Adina una lacrima furtiva: un segno di gelosia e di amore sincero. Per la prima volta capisce di essere ricambiato. L’aria nasce da questa rivelazione intima e improvvisa.
🎶 Testo
Una furtiva lagrima negli occhi suoi spuntò…Quelle festose giovani invidiar sembrò…Il momento culmina nel celebre verso. “Si può morir! Si può morir d’amor.”
L’aria è un monologo interiore, non un’esibizione brillante ma un momento di contemplazione sospesa. Nemorino.
Qui la morte non è tragica, ma dolce estasi: Nemorino sente di aver raggiunto il massimo della felicità possibile.
Romanza lirica con cantabilità ampia
Orchestrazione: delicata, con accompagnamento morbido degli archi
La melodia è semplice ma intensamente espressiva, costruita su frasi lunghe e legate, che richiedono al tenore:
Controllo del fiato -Mezza voce raffinata-Capacità di sfumature dinamiche -Eleganza nel legato
Non è un’aria virtuosistica: la difficoltà sta nell’emozione trattenuta.
“Una furtiva lagrima” è diventata: Un banco di prova per i grandi tenori lirici .Una delle arie più eseguite nei recital .Simbolo dell’opera romantica italiana
È stata interpretata da artisti leggendari come Enrico Caruso e Luciano Pavarotti, contribuendo alla sua fama mondiale.
00:03:42: V.Bellini - Norma " Casta diva..." eseguite al pf.da Lorenzo Bavaj
stessa cosa dell'aria casta diva
🌙 “Casta Diva” – da Norma di Vincenzo Bellini : è una delle arie più celebri del repertorio belcantistico e rappresenta uno dei vertici assoluti dell’opera romantica italiana. È collocata nel primo atto dell’opera ed è affidata al soprano protagonista, Norma, sacerdotessa dei Druidi.
L’opera è ambientata nella Gallia occupata dai Romani. Norma, guida spirituale del suo popolo, vive un conflitto profondo:-pubblicamente incita alla rivolta contro Roma, segretamente ama il proconsole romano Pollione da cui ha avuto con lui due figli
In “Casta Diva” Norma si rivolge alla dea della luna, invocando pace e chiedendo che l’ira del popolo venga placata. È un momento solenne, rituale, sospeso.
Casta Diva, che inargenti queste sacre antiche piante, a noi volgi il bel sembiante
senza nube e senza vel…
Norma non canta per sé sola, ma come mediatrice tra il divino e il popolo.
Il canto è ampio, nobile, quasi astratto: non esplode mai in drammaticità, ma si mantiene in una linea pura e sospesa.
Aria con cabaletta successiva - Bellini costruisce la melodia su: Frasi lunghissime Linea cantabile continua -Legato perfetto-Ampie arcate melodiche
È una scrittura che richiede: Estrema padronanza del fiato - Controllo del pianissimo - Purezza timbrica -Capacità di sostenere frasi lente senza perdere tensione
“Casta Diva” è diventata un simbolo dell’arte del belcanto.
È stata interpretata magistralmente da grandi soprani come: Maria Callas ,Joan Sutherland, Montserrat Caballé--
“Casta Diva” non conquista con la forza, ma con la purezza.
00:07:53: G.Verdi - da La Traviata " Addio al passato..." eseguite
al pf.da Lorenzo Bavaj
“Addio del passato” (spesso chiamata semplicemente “Addio al passato”) è l’ultima grande aria di Violetta Valéry, collocata nel terzo atto dell’opera. È uno dei momenti più struggenti e intimi di tutto il melodramma verdiano.
Siamo a Parigi. Violetta è gravemente malata di tisi (tubercolosi) e vive ormai in povertà e solitudine.
Ha rinunciato all’amore di Alfredo per salvare l’onore della sua famiglia, su richiesta del padre di lui.
Abbandonata, consapevole della fine imminente, legge una lettera che annuncia il ritorno di Alfredo. Ma è troppo tardi: le forze la stanno lasciando.
In questo momento sospeso tra vita e morte, Violetta canta il suo addio.
"Addio del passato bei sogni ridenti,le rose del volto già son pallenti; l’amore d’Alfredo perfino mi manca, conforto, sostegno dell’anima stanca…
Non è un’aria di ribellione né di disperazione teatrale.
È un addio dolce e consapevole, quasi rassegnato.
L’orchestrazione è essenziale: archi delicati, pochi interventi, quasi a lasciare la voce nuda davanti alla morte.
Ogni interpretazione mette in luce un aspetto diverso: la fragilità, la dignità, la spiritualità.
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