La "Capitale mondiale della Diplomazia" - 20260102 - Pangea Grandangolo
Автор: Pangea
Загружено: 2026-01-03
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Duecentodiciottesima puntata della trasmissione Pangea Grandangolo, la rassegna stampa internazionale di Byoblu, andata in onda sul canale tv Byoblu il 02/01/2026.
“La capitale mondiale della diplomazia – scrive l’ANSA – non è né a New York dove ha sede l’ONU, né alla Casa Bianca a Washington. È a Mar-a-Lago, in quella Florida che Donald Trump ha scelto come residenza. È il cuore pulsante della sua Amministrazione: lì vengono decise le politiche e scelti i Segretari. Trump ha acquistato la prestigiosa proprietà nel 1985 e l’ha trasformata in sede anche di un club privato di 500 membri con una quota di ammissione di 1 milione di dollari e spese annuali di decine di migliaia di dollari.
In questa sfarzosa “capitale mondiale della diplomazia” – che sostituisce il Palazzo di Vetro dell’ONU, ormai svuotato di reali funzioni e poteri, e la stessa sede istituzionale della Casa Bianca – Trump ha ricevuto Zelensky per un altro giro nel gioco delle tre carte del “piano di pace”. Questi sono i punti centrali del piano, secondo quanto riferiscono portavoce dell’Amministrazione Trump:
• Gli Stati Uniti, la NATO e gli Stati firmatari europei forniranno all’Ucraina garanzie di sicurezza che rispecchiano l’Articolo 5 del Trattato NATO.
• Forze internazionali saranno dispiegate lungo la linea di contatto per monitorare il rispetto dell’Accordo.
• L’attuazione del presente accordo sarà monitorata e garantita da un Consiglio di Pace presieduto da Trump.
• Le Forze armate ucraine rimarranno a 800.000 effettivi in tempo di pace.
• L’Ucraina diventerà membro dell’Unione Europea, godrà di un accesso privilegiato al Mercato europeo, riceverà un solido Pacchetto di sviluppo, concluderà un Accordo di libero scambio con gli Stati Uniti. L’obiettivo sarà di mobilitare 800 miliardi di dollari per aiutare l’Ucraina a realizzare appieno il proprio potenziale.
Su tale base, anche se la Federazione Russa ottenesse in un eventuale accordo il riconoscimento della sua sovranità sui territori della Crimea e del Donbass, abitati da popolazioni russe perseguitate e attaccate da Kiev, essa si troverebbe esposta a una minaccia ancora maggiore di quella che ha provocato il suo intervento armato in Ucraina. Truppe NATO, camuffate da “forze internazionali per il monitoraggio dell’Accordo”, sarebbero schierate ancora più a ridosso del territorio russo. Allo stesso tempo l’Ucraina – strumento della guerra provocata e condotta dalla NATO contro la Russia – diverrebbe a tutti gli effetti membro della NATO in base alle “garanzie di sicurezza che rispecchiano l’Articolo 5 del Trattato NATO.
In tale quadro si inserisce la crescente militarizzazione dei paesi europei della NATO, alleanza sotto comando degli Stati Uniti che detengono tutti i comandi chiave a partire da quello di Comandante Supremo Alleato in Europa. Sotto pressione statunitense, in particolare da parte della Amministrazione Trump, i membri europei della NATO hanno accresciuto la loro spesa militare prima al 2% del PIL, impegnandosi a portarla al 3,5% e poi al 5%. Il 3,5% comporta il raddoppio della spesa militare dei Paesi europei della NATO al livello di 770 miliardi di euro annui. Secondo i dati ufficiali della NATO, la spesa militare annua dell’Italia è salita a oltre 45 miliardi di euro nel 2025, il doppio della Manovra di bilancio appena approvata, equivalenti a una media di 124 milioni di euro al giorno.
La militarizzazione dell’Europa è alimentata da una frenetica campagna bellicista. “La Russia rimane una minaccia oggi, domani e nel prossimo futuro per l’intera Europa”, ha dichiarato il primo ministro finlandese Petteri Orpo al primo vertice sulla “difesa del fianco orientale dell’Europa”, al quale hanno partecipato i leader di Bulgaria, Estonia, Finlandia, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania e Svezia.
Dalla “capitale mondiale della diplomazia” il presidente Trump ordina l’attacco in Nigeria, ufficialmente per “proteggere i cristiani dall’ISIS”, in realtà per rimettere piede nel Sahel, zona ricchissima di preziose materie prime, dove gli Stati Uniti avevano due grandi basi militari in Niger che sono stati costretti a chiudere; ordina il blocco militare e una serie di attacchi al Venezuela, il paese con le maggiori riserve petrolifere del mondo, prima controllate dagli Stati Uniti.
Nella stessa “capitale mondiale della diplomazia” Trump riceve Netanyahu, assicurandolo che gli Stati Uniti sono pronti a nuovi attacchi contro l’Iran e lodandolo con queste parole: “Ci voleva un uomo davvero speciale per portare a termine il compito e aiutare Israele a superare questa terribile situazione. Non mi preoccupa nulla di ciò che sta facendo Israele”. Gli dà così luce verde al proseguimento del genocidio del popolo palestinese, preparandosi a trasformare Gaza in una lussuosa “Riviera del Medio Oriente” che potrebbe funzionare anche da succursale di Mar-a-Lago.
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