Artimino e i 100 camini
Автор: SalMac Production
Загружено: 2026-02-14
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Per servizi video o fotografici o info su produzione e post https://www.salmacproduction.it/Artimino è una frazione situata nel comune di Carmignano (Prato).
È un borgo medievale murato posto in cima a un colle del Montalbano, conosciuto per le numerose testimonianze archeologiche, storiche e artistiche che accoglie, ma soprattutto per la presenza di una delle più importanti Ville medicee che punteggiano la Toscana.
Origini del nome
Il nome ha una probabile origine etrusca e dovrebbe derivare da Artemium, tempio di Artemide (Artume). Potrebbe avere un rapporto anche con il nome etrusco Aritma. Superata è invece l'etimologia proposta nel XIX secolo che faceva derivare il nome da una caratteristica fisica del luogo: actus minor che significa stretto minore riferito alla stretta della Gonfolina, sottostante all'altura di Artimino, che si protende come un promontorio verso l'Arno.
La Villa Medicea di Artimino, chiamata anche La Ferdinanda o Villa dei cento camini, si trova su un poggio dirimpetto a quello del piccolo paese medievale di Artimino, una frazione del comune di Carmignano (Prato). Oggi è sede di congressi, ricorrenze ed eventi speciali; ha anche ospitato, al piano interrato, il Museo archeologico comunale, poi trasferito in una nuova sede all'interno del borgo di Artimino.
Si ha notizia di vari rinvenimenti etruschi ad Artimino fin dal XVIII secolo. A partire dagli anni '60 sono state rinvenute nel territorio varie testimonianze archeologiche che attestano come ad Artimino fosse presente un insediamento urbano etrusco, piuttosto importante; questo almeno secondo le risultanza della campagna di scavi condotta nelle immediate vicinanze del paese; l'abitato, dotato anche di una zona sacra, messa in luce nei pressi della "Paggeria" medicea, era probabilmente organizzato intorno ad una specie di decumano corrispondente al crinale che collega il borgo murato con la villa medicea. Da notare come il colle su cui sorse la villa fosse conosciuto come "Artimino vecchio", suggerendo la presenza di antiche vestigia.
La villa fu costruita per desiderio del Granduca Ferdinando I de' Medici. Filippo Baldinucci racconta come il granduca, durante una delle frequenti battute di caccia sul Monte Albano, si fosse fermato proprio su questo poggio, in compagnia dell'ormai anziano architetto Bernardo Buontalenti, e, colpito dalla suggestione del luogo, avesse espresso il desiderio di far costruire proprio in quel luogo una villa per sé e per la sua corte.
La villa venne costruita in soli quattro anni, dal 1596 al 1600 ed è un capolavoro della maturità del celebre architetto; rappresenta una summa stilistica delle altre ville medicee e ne chiude la stagione, completando il sistema regionale delle tenute dei Medici. L'anziano architetto, ammalato di gotta, diresse i lavori da Firenze, a riposo nella sua casa in Via Maggio, mentre sul posto operarono i suoi collaboratori Santi Maiani e Gherardo Mechini.
L'inconfondibile sagoma coronata dai numerosi camini e comignoli, domina la zona circostante come un bastione verso la gola nella quale l'Arno si serra contro il masso della Gonfolina. Senza la mediazione di un vero e proprio parco l'edificio si inserisce direttamente in un ambiente in parte boscato, in parte agricolo, imponendosi con la sua mole geometrica. Simbolicamente era il luogo per la percezione visiva dell'intero granducato, per questo Ferdinando commissionò al pittore fiammingo Giusto Utens una serie di 17 lunette con le ville medicee da collocare in un apposito salone detto appunto delle Ville; disperse nel Novecento oggi sono riunite nella villa medicea della Petraia in località Castello, anche se tre sono perdute, mentre nella villa sono state in seguito sistemate delle copie. Attiguamente, nella sala detta delle Guerre, lo stesso pittore realizzò altrettante lunette con scene di battaglie, che sono completamente andate disperse.
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