"Saccarina, cinque al soldo" di Ascanio Celestini, con i Klezroym e Olek Mincer (seconda parte)2000.
Автор: Gabriele Coen
Загружено: 2024-03-20
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"Saccarina, cinque al soldo" è uno spettacolo teatrale scritto da Ascanio Celestini nel 2000 in collaborazione con i Klezroym e Olek Mincer.
Un racconto per voci e musica che parte dal grido dei bambini al mercato e attraversa le storie di due luoghi lontani, Lodz e Roma, delle strade e delle persone che le hanno vissute durante la Seconda Guerra Mondiale. Le storie del ghetto della citta' polacca si intrecciano a storie della Roma occupata.
Voce recitante, Ascanio Celestini
Voce recitante, Olek Mincer,
Klezroym,
Laura Polimeno, voce
Gabriele Coen, sassofono soprano e clarinetto,
Andrea Pandolfo, tromba e flicorno
Pasquale Laino, sax alto e baritono
Riccardo Manzi, chitarra, buzuki, voce
Marco Camboni, contrabbasso
Leonardo Cesari, batteria
Dalla presentazione di Rodolfo di Giammarco
"Quello che va in scena è una doppia rievocazione di drammi vissuti in Italia e in Polonia dagli ebrei nel secondo conflitto mondiale, con un solido e documentaristico binario musicale, e con una chiave di racconto umano che appartiene al riscoperto solco della tradizione orale. Già collaudato in più città italiane, lo spettacolo s' intitola Saccarina, cinque al soldo, autore dei testi è Ascanio Celestini, protagonista sonoro è il gruppo Klezroym, e interpreti sono lo stesso Celestini e il polacco Olek Mincer. Sostenitore di un teatro da sentire più che da vedere, il 29enne romano Celestini mette a segno un popolare linguaggio che tocca la narrazione più che la recitazione, che mira all' arte dell' incontro più che alla pratica della commedia. Dopo lavori fondati su radici schiette, è reduce da "Radio clandestina" che ha fatto il punto su Via Rasella e le Fosse Ardeatine, e da 25 favole trasmesse da Radio3Rai, materia analoga al suo "La gallina canta" a dicembre al Piccolo Teatro di Milano nell' ambito del Festival dei Ragazzi. Celestini, come si struttura "Saccarina, cinque al soldo" che al Teatro Vittoria opera in uno spazio mediogrande, amplificando modalità d' impatto? «Ci sono due storie parallele. Prendendo anche spunto da fatti personali della mia famiglia, io riferisco della Roma occupata dai tedeschi, della loro richiesta di 50 chili d' oro agli ebrei, e del rastrellamento comunque avvenuto il 16 ottobre del '43. A sua volta Olek Mincer ritrae gli eventi di un ghetto dell' Europa dell' Est, quello di Lodz, che dette vita a una leggendaria microcittà blindata con moneta propria e col destino di un lager camuffato. A noi due s' alternano le musiche dei Klezroym, recuperate da usi e costumi di sopravvissuti di Lodz». Che ruolo ha, in questo scenario doppio, la sua famiglia? «Io cito i movimenti e alcuni gesti che all' epoca segnarono la vita di mio padre e di mio nonno, il quale ultimo era custode del cinema Iris, l' attuale Gioiello, ma nasceva carrettiere di Trastevere. L' indole da affabulatore l' ho presa da una mia nonna materna di Anguillara, che raccontava tante cose sulle streghe». Come mai solo storie di una guerra trascorsa? E cosa la differenzia, in prospettiva, da Paolini o da Ovadia? «Niente attualità. Posso avere legami solo con avvenimenti passati, con un immaginario già condiviso dalla gente. Certi confronti artistici sono prematuri. Comunque un grande come Paolini procede per svelamenti che sono denunce, mentre io mi limito a una coscienza collettiva, e Ovadia padroneggia una perfetta lingua teatrale mentre io curo solo un lessico quotidiano». Che direzione prenderà, il suo teatro? «La prossima ricerca riguarda il mondo del lavoro italiano tra gli anni '40 e '60, col rapporto tra fabbriche e urbanistica, tra spinta operaia e vita di comunità».
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